Ultime notizie

Elisa, la malattia non ferma i sogni

Elisa è la testimone del Progetto Esperança per “Tutti dentro”, una delle nuove formule di adesione ai nostri progetti Sad. Da grande vuole fare il medico, per curare i bambini malati di Aids.

Proseguiamo la pubblicazione delle storie dei testimoni di “Tutti dentro”, una delle nuove formule di adesione ai progetti di sostegno a distanza promossi dal Cesvitem. Piccole storie, piccoli spaccati di vita quotidiana per comprendere ancora meglio le realtà del Sud del mondo in cui operiamo. Questo mese tocca a Elisa, testimone del Progetto Esperança.

Mi chiamo Elisa. Sono nata a Maputo, la capitale del Mozambico, il 24 maggio 2005. Mio papà si chiama Domingos, la mia mamma Isabel. La mamma è nata nella provincia di Gaza, a nord di Maputo, e si è trasferita nella capitale in cerca di lavoro. Qui ha conosciuto il papà, si sono sposati e sono arrivata io.

Abitiamo nel quartiere di Maxaquene, in una casa che papà ha ereditato dai miei nonni. È in mattoni con il tetto in lamiera, ma è molto piccola. C’è un’unica stanza, che a seconda del momento del giorno viene usata in modo diverso: di giorno è il posto dove mangiamo e dove faccio i compiti, di notte diventa la camera dove dormiamo. Di solito la mamma prepara da mangiare all’aperto, ma quando piove la stanza diventa anche cucina. L’unico vantaggio è che la nostra casa è a 100 metri dalla mia scuola e a meno di 500 dal Centro Esperança, dove il Cesvitem realizza quasi tutte le attività del Progetto Esperança. Anche a piedi ci arrivo in un attimo!

Per fortuna abbiamo sia la luce che l’acqua, ma non c’è la fognatura. Il bagno è una buca scavata nel terreno: ha davvero un odore terribile, anche perché non sempre abbiamo abbastanza soldi per comprare il disinfettante che serve per pulirla. Quello dei soldi è un bel problema per la mia famiglia. Il mio papà fa il guardiano in un’abitazione nella parte ricca della città, ma guadagna davvero poco. Per questo la mamma ha una piccola rivendita di pane, proprio a casa nostra, in modo da arrotondare lo stipendio di papà.

Ma il vero problema è un altro: sia io che i miei miei genitori siamo sieropositivi. Non è facile convivere con una malattia come l’Aids, ma siamo comunque tra i fortunati che possono curarsi. Periodicamente andiamo tutti e tre all’ospedale “1° de Maio”, dove veniamo visitiati e riceviamo gratuitamente i farmaci antiretrovirali. In più siamo stati messi in contatto con il Cesvitem e così sono entrata nel Progetto Esperança.

Grazie alle cure possiamo fare una vita praticamente normale. Io, per esempio, quest’anno sono iscritta alla seconda classe della escola primaria “Maxaquene C”. Nella mia classe siamo in 86, 40 maschi e 46 femmine. Non ci sono banchi per tutti e la maggior parte di noi segue le lezioni stando seduta per terra. Mi piace molto la matematica, mentre ho qualche difficoltà con il portoghese. Spero di recuperare con i corsi organizzati da Esperança. Anche perché da grande vorrei diventare un medico, per aiutare i bambini malati come me. E per una dottoressa saper leggere e scrivere bene è davvero importante!

Notizia del 26/03/2013


Ultime notizie