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Artimiza, piccoli infermieri crescono

Artimiza allo studio nel cortile di casa

Artimiza, piccoli infermieri crescono con Ntwanano

Artimiza è la testimone del Progetto Ntwanano per “Tutti dentro”, una delle nuove formule di adesione ai nostri progetti Sad. La famiglia, la scuola, i passatempi, i sogni: nelle sue parole uno spaccato della vita quotidiana nelle periferie di Maputo.

Proseguiamo la pubblicazione delle storie dei testimoni di “Tutti dentro”, una delle nuove formule di adesione ai progetti di sostegno a distanza promossi dal Cesvitem. Piccole storie, piccoli spaccati di vita quotidiana per comprendere ancora meglio le realtà del Sud del mondo in cui operiamo. Questo mese tocca a Artimiza, testimone del Progetto Ntwanano.

Il mio nome è Artimiza. Sono mozambicana: sono nata il 2 luglio 2001 a Chipadja, un villaggio della provincia di Gaza. Nel 2011 mi sono trasferita con la mia famiglia a Maputo, la capitale, dove già vivevano i miei nonni paterni. Abitiamo nel quartiere di Maxaquene, in una casa affacciata sul cortile dei miei nonni.

La nostra abitazione è davvero umile ed è composta da un’unica stanza. C’è l’energia elettrica, ma manca l’acqua, che dobbiamo acquistare da una famiglia vicina e trasportare con le taniche. Il bagno è una semplice latrina, in comune con le altre cinque famiglie che abitano le case che si affacciano sul cortile. In casa l’unica cosa in cemento è il pavimento. I muri sono fatti di canne, mentre il tetto è un semplice telo: noi lo chiamiamo lona, è un tessuto resistente che di solito viene usato per coprire le merci quando vengono trasportate sui cassoni dei camion. Ma le famiglie povere come la nostra, che non possono permettersi di comprare le lastre di lamiera o altri materiali più solidi, recuperano pezzi di lona e lo usano per proteggere le loro case.

In questa casa viviamo in sei. Ci sono i miei genitori, papà Custodio e mamma Piadora. E poi ci siamo io e i miei tre fratelli più piccoli: mia sorella Delfina e i miei fratellini Rosario e Ginaido. Ginaido è l’ultimo arrivato, l’unico di noi ad essere nato a Maputo. Insomma, siamo una famiglia davvero numerosa. È bello avere così tanti fratelli, avere sempre qualcuno con cui giocare e divertirsi. Ma per me che sono la sorella più grande è anche una bella responsabilità. Quando ho del tempo dalla scuola, la prima cosa che faccio è aiutare la mia mamma nelle faccende domestiche. Lei è casalinga e io le do una mano in vari modi: vado a comprare l’acqua da vicini, pulisco la casa, faccio il bucato e lavo la mia uniforme scolastica. Solo dopo mi ritrovo nel cortile con le mie amiche, per giocare a neca (quello che voi chiamate campanone), a mathacuzana (un gioco tradizionale mozambicano con i dadi), a saltare la corda.

Mio papà, invece, è fuori casa per tutto il giorno: per lavoro lava le automobili nella Baixa, la zona più ricca di Maputo, quella vicina al mare dove ci sono tutti gli uffici e i negozi e vivono le persone più ricche. Il suo stipendio è l’unica entrata della famiglia ed è facile capire perché siamo una famiglia povera. Per questo, quando mia mamma ha conosciuto il Progetto Ntwanano attraverso un membro del “Grupo dinamizador” del quartiere, ha subito preso contatto con Kulima e  Cesvitem. Così sono stata accolta nel progetto e ho cominciato a ricevere tanti aiuti, in particolare per la scuola: quest’anno frequento la quarta classe alla escola primaria “Unidade 24”. Faccio il turno di mattina, dalle 6.45 alle 10, le mie materie preferite sono matematica e scienze naturali. Spero che questo sia il primo passo per realizzare il mio sogno: diventare infermiera.

Notizia del 14/12/2012


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