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L'ingegnera Jerlyn e la laurea del sorpasso

Lo scorso 8 aprile Jerlyn Elizabeth si è laureata in Ingegneria industriale a Trujillo: è la settima beneficiaria dei nostri progetti di sostegno a distanza a raggiungere questo traguardo, la quarta ragazza.

Avevamo il medico, il fisico, due economisti, l’ingegnere agroindustriale, il chimico. L’ingegnere industriale ci mancava. O meglio, l’ingegnera. Sì, perchè a colmare questa lacuna ci ha pensato una ragazza, Jerlyn Elizabeth Gamboa Campos: l’8 aprile scorso, ricevendo il diploma di laurea all’Universidad Cesar Vallejo di Trujillo, è divenuta la settima beneficiaria dei nostri progetti di sostegno a distanza a tagliare questo traguardo. Una laurea che, in un certo senso, vale doppio. Perchè, proprio grazie a Jerlyn, tra i nostri laureati le ragazze diventano maggioranza: nell’elenco di qui sopra, nonostante la declinazione al maschile, anche le caselle del medico, del fisico e del chimico  sono state riempite da studentesse. Ancor più significativo è che la laurea del “sorpasso” arrivi dal Perù, dove la piaga del machismo compromette ancor oggi il futuro di migliaia di donne.

Jerlyn, partiamo proprio da qui. Quanto importante è l’istruzione delle bambine e delle ragazze nella lotta alla discriminazione contro le donne?
Negli ultimi anni sono stati fatti importanti passi in avanti contro il machismo e, soprattutto tra noi giovani, si respira un’aria diversa, fatta di uguaglianza e rispetto. Ma non bisogna abbassare la guardia: occorre continuare a investire, soprattutto nell’istruzione. Proprio a scuola possiamo dimostrare che abbiamo le stesse capacità dei maschi e che possiamo  esercitare qualsiasi professione. Io, nel mio piccolo, ne sono un esempio: fino a pochi anni fa era una follia anche solo pensare che una ragazza potesse laurearsi in Ingegneria industriale.

Perché hai scelto questa facoltà?
Ho sempre avuto la passione per le materie scientifiche. Con questo percorso di studi ho imparato ad utilizzare queste competenze in modo molto concreto, per analizzare e risolvere i problemi che le imprese si ritrovano ad affrontare nello sviluppo delle loro attività. Allo stesso tempo mi attira la flessibilità che è richiesta a questa figura professionale: un ingegnere industriale deve capire di economia, di contabilità, di logistica, di finanza… insomma, annoiarsi è proprio impossibile.

Hai già avuto modo di metterti alla prova sul campo?
Sì, la mia tesi è frutto del tirocinio pre-laurea che ho svolto presso un’azienda di Trujillo specializzata nella lavorazione del cuoio, una delle produzioni artigianali più tipiche del Perù. Il loro problema principale è la gestione del magazzino dei materiali per la produzione. Per questo ho elaborato un modello di gestione delle forniture su base probabilistica. In parole povere si cerca di prevedere i flussi della domanda e di organizzare di conseguenza in anticipo l’acquisto delle materie prime necessarie per soddisfarla, riducendo così tutti i costi legati alla logistica.

Come hai vissuto questo primo impatto con il mondo del lavoro?
È stata un’ottima esperienza. Mi sono resa conto che noi giovani laureati possiamo dare un importante contributo all’economia del nostro paese. Il sistema industriale peruviano ha grandi margini di miglioramento, soprattutto se le nostre competenze saranno sfruttate per introdurre in ogni settore sistemi di gestione più moderni ed efficienti.

La laurea rappresenta un traguardo importantissimo: chi ha contribuito a questo successo?
È stato un lavoro di squadra. Io ho sempre cercato di dare il massimo. Ma non sarei ma arrivata fin qui senza qui l’aiuto della mia famiglia, del Cesvitem e, soprattutto, dei signori Magri, i miei padrini a distanza. L’aiuto materiale è stato fondamentale. Ma ancora più importante è stato sentire  la fiducia totale che è stata riposta in me da persone che vivono a diecimila chilometri di distanza. La volontà di dimostrare di meritare questa fiducia è stata una delle molle che mi ha spinto fino all’università. Porterò sempre nel cuore il ricordo della loro visita in Perù: sono passati più di dieci anni, ma è stato davvero uno dei momenti più belli della mia vita.

Notizia del 26/04/2016


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