Progetto Centro Xipamanine

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Il contesto

A Maputo, capitale del Mozambico, risiedono oltre 1.250.000 persone, molte delle quali arrivate in città durante gli anni della guerra civile (1981-1992): già all’inizio degli anni ‘80, con l’arrivo di cospicui flussi di rifugiati provenienti dalle zone rurali, iniziarono a sorgere i primi quartieri formati da strade sterrate e capanne di paglia (palhotas), di solito inserite all’interno del caniço (canneto). Nacque così la Maputo di “canne”, contrapposta alla Maputo di “cemento”, la parte ricca della città ancor oggi inaccessibile alla maggior parte della popolazione per via dei costi proibitivi di negozi, bar, ristoranti e appartamenti.

Nei bairros (quartieri) periferici emergono tutti i problemi tipici delle metropoli del Sud del mondo: sovraffollamento, mancanza di servizi, sporcizia, diffusione di malattie, miseria, delinquenza. Uno di questi bairros è Xipamanine, quartiere ad appena 5 km dal centro, abitato da circa 25.000 persone al limite della sussistenza. Le abitazioni sono strutture fatiscenti, prive di elettricità, servizi igienici e acqua corrente; in tutto il quartiere sono in funzione solo due fontane comunitarie. Le condizioni igienico-sanitarie sono ulteriormente peggiorate dall’assenza di strutture sanitarie di qualsiasi tipo, di un sistema fognario, di un sistema di drenaggio delle acque piovane, di un servizio regolare di raccolta dei rifiuti. Anche qui, negli ultimi anni, si è assistito al dilagare dell’HIV: il numero di orfani da Aids è in continua crescita, con il conseguente aumento di famiglie composte da soli minori o affidate a nonni anziani, spesso malati o invalidi.

I soggetti più a rischio, in questo contesto, sono proprio i più giovani. Al di là del “Boa Esperança”, un centro d’accoglienza per i bambini di strada gestito dalla Croce Rossa Mozambicana, mancano nel quartiere spazi di aggregazione per bambini e ragazzi. Le stesse istituzioni scolastiche (nel bairro sono presenti 2 asili e 5 scuole) non riescono a svolgere al meglio il loro ruolo educativo, a causa da un lato della scarsità di aule e della bassa qualità dell’insegnamento, dall’altro delle difficili condizioni economiche delle famiglie, che costringono moltissimi minori a lavorare fin da piccoli.