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La storia del mese: i sogni di Alex

Alexander, ex beneficiario del Progetto Becas

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La storia del mese: i sogni di Alex

Alexander, 17 anni, ha appena terminato la scuola secondaria grazie al Progetto Becas. Ora ha due obiettivi: entrare all’università e fondare una Ong per aiutare i poveri di Trujillo. Di Marianna Sassano

Negli ultimi anni la giornalista Marianna Sassano ha visitato i progetti del Cesvitem in Mozambico e Perù, incontrando i beneficiari e le loro famiglie, parlando con gli operatori, scoprendo paesi e modi di vivere profondamente diversi dai nostri. Da questo mese cominciamo a pubblicare le sue testimonianze: un modo per guardare con occhi nuovi alle realtà in cui opera la nostra associazione, per scoprire le motivazioni profonde del nostro impegno per il Sud del mondo.

“Piacere, Alexander. Come Alessandro Del Piero. Italia campione del mondo, no?”. Alexander ha 17 anni, la voce uomo e i piedi ben piantati a terra, infilati dentro a scarpe da ginnastica bianchissime. “Però il calcio non mi piace”, dice. Ci racconta ciò che sa dell'Italia: di Antonio Raimondi, un biologo che studiò il Perù; ma anche del Giudizio Universale, che “forse è di Picasso, forse è di Michelangelo, non ricordo”. Ispira fiducia, Alexander: ha lo sguardo fiero e attento, e le spalle larghe di chi può abbracciare e guidare una famiglia. Ci vuole accogliere nella sua città, Trujillo, nel suo Paese, il Perù, mettendoci a nostro agio. Non ha la chiusura degli adolescenti, ma parla studiando le parole. Al contrario dei suoi coetanei, non risparmia i sorrisi.

Alexander è uscito dal Progetto Becas del Cesvitem l’anno scorso, avendo terminato la scuola secondaria. Ha provato a entrare a medicina: ma a Trujillo c’è l’unica università statale di tutto il nord del Paese, arrivano in 800 per contendersi 20 posti. Ci sarebbe la privata, ma costa 1.200 soles al mese, 300 euro circa. Una spesa insostenibile per la famiglia di Alex, mamma casalinga e papà tassista e un fratello di 9 anni da far studiare pure lui. “Quest’anno provo ad ingegneria agroindustriale: sono 14 posti, ma i candidati solo 120”. Una facoltà in forte crescita, qui a Trujillo: il governo ha implementato il progetto Chavimochic, scavando un canale di irrigazione in mezzo al deserto, e coltivando ad asparagi migliaia di ettari di terra che prima era sabbia. Una ricchezza nuova per un paese agonizzante. “Se faccio l'ingegnere aiuto me e la mia famiglia. Ma ogni mestiere che mi permetta di aiutare gli altri è il benvenuto. Per esempio, vorrei fondare una Ong, per farla lavorare qui”. E indica, col braccio fuori dal finestrino, il distretto di El Milagro.

Scendiamo dalla macchina, e ci incamminiamo. Nell'area de “Il miracolo” sorgono il bordello, il carcere, e infine il “relleno sanitario”, ovvero la discarica che si perde a vista d'occhio, sormontando intere città preincaiche incastrate sotto la sabbia da secoli, e correndo fino all'orizzonte. Alexander viene con noi: abita qui vicino, eppure non si è mai addentrato nel relleno, che rimane off limits, separato dal mondo dalla Panamericana. Guardie e cartelli vietano l'ingresso a donne incinte e maiali: ma qui dentro c'è di tutto. Anche una baraccopoli, anche un cimitero. Condividiamo un asciugamano per tapparci naso e bocca, e coprire odori e fumi dell'autocombustione dei rifiuti sotto il sole. Qui la gente lavora per 3 soles al giorno, ovvero 75 centesimi di euro: differenziando a mano i rifiuti e rivendendoli alle aziende del riciclaggio.

Alexander la sua Ong la vorrebbe proprio qui, in mezzo alla desolazione, in mezzo alla deriva della dignità. Certo, se trova i soldi per studiare, e qualcuno che creda in lui. Lo lasciamo dall'altro lato della Panamericana, deve tornare a casa. Ci salutiamo, la macchina riparte. Trujillo è una città di sabbia. Alexander ha le spalle larghe e le scarpe pulite.

Notizia del 20/08/2009


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