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Centro Esperança, la casa di Alfredo

Alfredo, dal 2004 operatore sociale del progetto di sostegno a distanza Esperança, spiega l'importanza dei lavori di restauro dell'omonimo centro comunitario di Maxaquene. "Qui dentro costruiamo un futuro migliore per centinaia di bambini e ragazzi".

Alfredo è una montagna con il sorriso. Da quando, nel 2006, è stato inaugurato a Maxaquene il Centro Esperança, il suo volto gioioso accoglie chiunque varchi i cancelli della struttura. “Ma guarda che io sono più vecchio del Centro Esperança - racconta scoppiando in una delle sue tipiche risate -. Io sono stato assunto come operatore sociale dal Cesvitem Mozambico nel 2004. Quindi io il decennale l’ho superato già da un pezzo”. Alfredo è il decano degli operatori e memoria storica del progetto di sostegno a distanza Esperança, che proprio dal 2004 accoglie bambini e ragazzi vittime dell’Aids in questo angolo delle periferie di Maputo. E nessuno meglio di lui può spiegare quanto importanti siano i lavori di restauro dell’omonimo centro comunitario, per i quali abbiamo lanciato dallo scorso Natale una raccolta fondi ad hoc.

“Innanzitutto - spiega Alfredo - dobbiamo ricordare che il Progetto Esperança nacque dalla collaborazione con Medici Senza Frontiere, che nei primi anni Duemila gestiva proprio a Maxaquene un centro per garantire consulenze e cure specialistiche alle persone sieropositive. Attorno a questo intervento sanitario nacque anno dopo anno un’ampia rete di iniziative, che grazie al lavoro di varie organizzazioni forniva un supporto sociale alle vittime dell’Aids e alle loro famiglie. Il Progetto Esperança si colloca proprio in questo contesto e ancor oggi continua ad aiutare bambini e ragazzi sieropositivi o che hanno perso i loro genitori a causa dell’HIV”. Non è dunque un caso se anche la prima sede di Esperança fosse in un ambiente ospedaliero. “Per i primi anni - ricorda Alfredo - fummo ospitati all’interno del Centro de saúde “1° de maio”, dove operava anche MSF. Gran parte delle attività si svolgeva nel cortile interno, all’aperto. Ma nel giro di appena un anno ci ritrovammo ad avere quasi 300 beneficiari e divenne indispensabile una struttura adeguata e, soprattutto, autonoma”. Nacque così il progetto del centro, che vide la luce con una spesa di soli 25 mila euro, frutto interamente delle generosità delle famiglie italiane in contatto con il Cesvitem. “Quando oltrepasso il cancello d’ingresso - afferma Alfredo - è un po’ come se entrassi a casa mia. E lo stesso vale per tutti i miei colleghi e per i quasi mille bambini e ragazzi che in questi anni abbiamo accolto. Questo per me non è semplicemente un luogo di lavoro. È un posto dove cerchiamo faticosamente di costruire un futuro migliore. E poi ha un nome bellissimo: speranza, una cosa che non deve mancare mai nel cuore delle persone, nemmeno nei momenti più difficili”.

Inaugurato nel gennaio 2006, l’immobile necessità ora di un intervento di manutenzione straordinaria, per continuare a garantire ai beneficiari, alle loro famiglie e allo staff degli operatori un punto di riferimento sicuro e ospitale (per i dettagli delle attività previste vedi il link nel box Approfondimenti). “Sappiamo che la sede italiana ha già ricevuto le prime donazioni - afferma Figueiredo Rosario, rappresentante del Cesvitem in Mozambico - e che il traguardo dei 10.639 euro necessari per il restauro è un po’ più vicino. Ringraziamo fin da ora tutti quanti, sia chi ha già versato un contributo, sia chi lo farà nelle prossime settimane. Il valore di questo intervento va ben oltre l’aspetto economico: tenere pulita e in ordine una struttura del genere, in mezzo al degrado generalizzato delle periferie di Maputo, è un messaggio di speranza per tutta Maxaquene”.

Vuoi sostenere l’impegno di Alfredo e dei suoi colleghi per i bambini e i ragazzi di Esperança? Scopri come versare il tuo contributo cliccando sul link “Sostieni questo progetto” nel box approfondimenti.

Notizia del 22/02/2016


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