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Progetto Amaranto, una buona pratica all'Expo

Una beneficiaria del Progetto Amaranto

Progetto Amaranto, una buona pratica all'Expo

Il Progetto Amaranto, realizzato in Argentina tra il 2009 e il 2013, è tra i vincitori del concorso internazionale “Feeding Knowledge” dedicato alle buone pratiche sostenibili per la sicurezza alimentare. Il 6 luglio il presidente del Cesvitem Simone Naletto ha ritirato il premio a nome del consorzio promotore dell'iniziativa.

In questi giorni c’è anche il Cesvitem tra i protagonisti dell’Expo di Milano. Tutto merito del Progetto Amaranto, promosso tra il 2009 e il 2013 nella province di Salta e Jujuy, nel nord dell’Argentina, da un consorzio di ong italiane, guidato da Solidarietà e Cooperazione Cipsi e comprendente appunto anche la nostra associazione. L’iniziativa è infatti una delle 18 vincitrici, su 786 partecipanti, del concorso internazionale “Feeding Knowledge”, dedicato alle buone pratiche sostenibili per la sicurezza alimentare: è stato proprio il presidente del Cesvitem Simone Naletto a ritirare il premio nella cerimonia tenutasi il 6 luglio a Milano, alla presenza del ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina e del commissario dell’Expo Giuseppe Sala. In questi giorni, inoltre, il progetto viene presentato all’esposizione universale attraverso conferenze di approfondimento e una galleria fotografica al Padiglione Zero. “Siamo lieti - commenta Naletto - che il lavoro svolto con tanto impegno in Argentina sia riconosciuto come un esempio virtuoso in termini di sostenibilità ambientale e di proposta di un modello di consumo alimentare bilanciato”.

Il Progetto Amaranto ha coinvolto 1.863 famiglie vulnerabili residenti in aree rurali e periurbane, reintroducendo la coltivazione dell’amaranto, uno pseudo-cereale autoctono dell’America Latina dalle eccellenti proprietà nutritive. Coltivato fin dai tempi degli Aztechi, l’amaranto è stato riscoperto negli ultimi anni ed è oggi riconosciuto come una delle piante più importanti nella lotta alla fame e alla malnutrizione: la resistenza ai parassiti e lo scarso bisogno d’acqua, associate alla possibilità di consumare sia il grano che la pianta intera come verdura, rendono infatti questa coltura ideale per coltivazioni di sussistenza familiare in tutto il mondo. “Oltre a promuovere la coltivazione e il consumo domestico - aggiunge Naletto - siamo arrivati a creare una cooperativa di piccoli produttori agricoli, a cui è stata affidata la gestione di un impianto di trasformazione dell’amaranto e dell’annesso centro di formazione, costruiti sempre con i fondi del progetto: in questo modo è stato possibile chiudere la filiera produttiva, fornendo uno sbocco commerciale ai soci produttori”.

Il Progetto Amaranto, cofinanziato dal Ministero Affari Esteri e dalla Fondazione Cariplo, aveva già riscosso un notevole successo in loco, arrivando a essere dichiarato “progetto di interesse nazionale” da parte della Camera dei Deputati argentina. Ora, a dargli ancora maggior lustro, arriva questo nuovo riconoscimento. “Auspichiamo - sottolinea Naletto - che le 18 buone pratiche premiate possano contribuire affinché l’Expo raggiunga il suo risultato essenziale in termini di promozione della sicurezza alimentare. Un evento così mastodontico porta inevitabilmente con sé molte contraddizioni, a partire dalla presenza di numerose multinazionali del settore alimentare, interessate più al profitto che non alla lotta alla fame. Per questo diventa ancora più importante impegnarsi per la democrazia del cibo, per la tutela della biodiversità, per la difesa degli interessi di chi il cibo lo mette concretamente in tavola, a partire dai piccoli contadini che oggi producono il 70% delle derrate alimentari a livello mondiale. Siamo lieti di portare all’Expo un’iniziativa come il Progetto Amaranto pensata e realizzata proprio sulla base di questi valori".

E in tema di diritto al cibo non finisce qui: nei prossimi mesi come Cesvitem avvieremo un nuovo progetto in ambito alimentare nella provincia di Sofala, in Mozambico, anch’esso cofinanziato dal Ministero Affari Esteri: lavoreremo per potenziare le attività agro-zootecniche di quattro missioni, contribuendo all'autosufficienza di una rete di scuole e centri sanitari a servizio di oltre 300 mila persone.

Notizia del 06/07/2015


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