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Adriana, un diploma contro la povertà

Adriana con il suo diploma

Adriana, un diploma per spezzare la catena di povertà

Rafforzarsi come persona, imparare a credere in se stessi, a cancellare un destino che pare segnato: è l'ennesimo piccolo miracolo del Progetto Becas.

Ce l’ha fatta. Tante volte, quando parliamo della nostra meglio gioventù, i casi di successo dei nostri progetti di sostegno a distanza, usiamo questa espressione. Ma nel caso di Adriana, “ce l’ha fatta”, è ben più che un modo di dire per celebrare il diploma di confezionista tessile appena conseguito al Senati (Servizio nacional de adiestramiento en trabajo industrial). Per capirlo basta andare a rileggere quanto scriveva tre anni fa Marianna Sassano, giornalista e socia del Cesvitem, dopo averla incontrata a Trujillo.

“Ha la french sulle unghie, ci ha messo anche i brillantini, e i capelli con le meches. Parla timidissima, quasi non la sento, gli occhi sempre bassi. È triste, Adriana, come tutte a 18 anni si sente rifiutata. Però, crisi adolescenziali a parte, un motivo per essere triste davvero ce l’ha. Grazie al Progetto Becas ha già finito la scuola secondaria: dignitosamente sì, ma senza eccellere. Ora però la sua famiglia l’ha lasciata a se stessa. Finché a lei ci pensava il Cesvitem, un futuro c’era. Ora che ufficialmente non ha più bisogno di un sostegno, il futuro non c’è più. Il padre non intende sganciare un soldo per aiutarla. Il patrigno non dimostra alcun interesse per i figli della moglie. La madre è in balia della dipendenza economica dall’uomo: far studiare Adriana significa non assicurare la scuola di base al fratello minore. Che fare? Il progetto l’ha finito, forse non è un genio, ma si può far finta di nulla? Se non si specializza “si ripete la storia di sempre: il primo che trova la mette incinta”, ci spiega Attilio Salviato, rappresentante del Cesvitem in Perù. Eppure lei vorrebbe studiare. Porta su di sé la rabbia e la delusione dell’incomprensione, e della cattiveria che subisce; porta tutto dentro e, sempre piano, sempre sottovoce, inizia a lacrimare. Forse vorrebbe gridarlo che, semplicemente, tutto ciò non è giusto”.

Difficile abbinare queste parole alla foto della ragazza a fianco, sorridente e in pompa magna nel giorno del suo diploma. Il cambiamento è tutto merito di una nostra sostenitrice: insegnante in un istituto professionale, è stata colpita dalla storia di Adriana pubblicata sul Girotondo. E ha deciso di regalarle attraverso il Cesvitem l’opportunità di frequentare una scuola post-secondaria. Un’opportunità che Adriana ha colto al volo, “per riuscire a spezzare con il mio lavoro - sottolinea lei - la lunga catena di povertà che nella mia famiglia si è tramandata di generazione in generazione, perché nessuno ha mai potuto accedere all’istruzione superiore”. Di questa povertà, culturale prima ancora che economica, lei stessa ha rischiato di rimanere vittima. Ha conosciuto suo padre solo ad undici anni, perché sua madre era stata abbandonata quando era incinta di lei. “Quando l’ho conosciuto non avevo bisogno del suo aiuto economico, perché c’era già il Cesvitem ad occuparsi di me, anche quando mi sono malata di tubercolosi. Avrei voluto il suo affetto, ma quello non l’ho mai avuto. Sono stati mia madre e il Cesvitem a darmi tutto l’affetto di cui avevo bisogno. Ma mi è rimasto un dolore dentro, anche se è un dolore che mi ha reso più forte, giorno dopo giorno”.         

Anche per questo, quando si domanda ad Adriana cosa per lei abbia significato essere sostenuta a distanza, lei risponde senza esitazioni: “Ho imparato a parlare correttamente, ad esprimere le mie idee: visto quello che ho dovuto passare da piccola, questa per me è la cosa più importante”. Brava Adriana. Ce l’hai fatta.

Notizia del 30/04/2012


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