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Trujillo, maggio 2010: il ritorno della peste

Un wc a cielo aperto nelle periferie di Trujillo

Trujillo, maggio 2010: il ritorno della peste

Un focolaio di peste bubbonica, scoppiato nel distretto di Chicama, porta alla ribalta il problema dell'insicurezza sanitaria nel nord del Perù

Quando si sente la parola “peste”, la memoria corre indietro nel tempo. Alle terribili epidemie del passato. O, al massimo, ai ricordi scolastici delle pagine di Manzoni sulla peste a Milano. Associarla ai giorni nostri pare cosa impossibile. Eppure, da qualche settimana, le autorità sanitarie del nord del Perù sono in allarme per l’esplosione di un focolaio di peste bubbonica nel distretto di Chicama, una trentina di chilometri a nord di Trujillo, dove sono già stati registrati cinque casi. Tanto basta per far scattare l’emergenza anche a Trujillo, visto che i topi, principali responsabili del diffondersi della malattia, sono in grado di percorre fino a trecento chilometri al giorno.

“Da queste parti - spiega Attilio Salviato, rappresentante del Cesvitem Perù - non si tratta purtroppo di una novità. L’ultima epidemia è stata registrata appena quattordici anni fa, nel 2006, con 205 casi accertati e sei morti. Le autorità assicurano che la situazione è sotto controllo, ma intanto la Commissione regionale di Prevenzione sanitaria ha chiesto un giro di vite sull’igiene e la pulizia dei sei principali mercati di Trujillo, dove il continuo accumulo di rifiuti crea un terreno ideale per lo scoppio di nuovi focolai”.

Fa sicuramente riflettere il fatto che un paese povero, ma non poverissimo come il Perù si ritrovi ad affrontare situazioni del genere. “Purtroppo la peste - sottolinea Attilio - è solo la punta dell’iceberg di una situazione sanitaria per molti versi esplosiva. Casi di malattie come la malaria o dengue, la febbre spacca-ossa, sono tutt’altro che rari. Per non parlare della TBC, di cui negli ultimi sei mesi abbiamo registrato tre casi solo tra le famiglie dei beneficiari dei nostri progetti. Basta questo per capire l’importanza dell’impegno del Cesvitem Perù in ambito sanitario: solo per quanto riguarda il progetto di sostegno a distanza Pininos, il nostro staff medico realizza ogni anno quasi 2.500 visite pediatriche, con un monitoraggio costante dello stato di salute di tutti i beneficiari. Senza contare le campagne specialistiche dentali e oftalmologiche, le campagne di vaccinazione e i corsi di igiene, che, oltre ai bambini, coinvolgono le madri, nel tentativo di diffondere e rafforzare una cultura della prevenzione”.

Un impegno quotidiano sul campo che deve fare i conti con una situazione ambientale non facile, tipica purtroppo delle periferie di tutte le grandi città del Sud del mondo. “Porto l’esempio di Moche - spiega Attilio - l’unico dei distretti in cui operiamo che, grazie alla vicinanza con il grande progetto di irrigazione Chavimochic, è dotato di un servizio di depurazione delle acque. Nei giorni scorsi le autorità hanno minacciato di tagliare le forniture se le famiglie non pagheranno le bolle arretrate, pari a 15 soles al mese. È vero, si tratta di un contributo popolare, meno di 4 euro. Ma la gente ha le sue ragioni: nonostante le installazioni, l’acqua fornita non è depurata. E il sistema fognario, pur posato in tutto il distretto, non è ancora in funzione. Così le acque nere e bianche vengono gettate per strada, visto che i vecchi fossi di scolo sono stati tombinati, con la conseguente creazione di fogne a cielo aperto. Adesso capite perché nel 2010 stiamo ancora a parlare di peste?”.

Notizia del 21/05/2010


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