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Ricostruiamo le case delle famiglie di Kukula

Il 26 novembre scorso una tempesta ha sconvolto Xipamanine, il quartiere delle perifere di Maputo in cui ha sede il Progetto Kukula. Il Cesvitem Mozambico lancia un appello per aiutare venticinque famiglie rimaste senza un tetto.

Sono bastati pochissimi minuti. Pochissimi minuti in cui la notte è sembrata scendere in anticipo, mentre il vento soffiava a oltre 90 chilometri orari. Gli abitanti di Maputo sono abituati alle tempeste che colpiscono la città arrivando dal mare. Ma quella del 26 novembre scorso non se la dimenticheranno tanto facilmente. Soprattutto a Xipamanine, il quartiere della prima periferia dove il Cesvitem opera tramite il progetto di sostegno a distanza Kukula. “Istintivamente la gente è corsa a rifugiarsi in casa - racconta Daniel Chissano, uno dei nostri operatori -, ma il vento fortissimo ha spazzato via tutto. Ci sono state tre vittime e tantissimi danni materiali: venticinque famiglie i cui figli sono beneficiari di Kukula hanno perso letteralmente tutto, per un totale di 42 bambini e ragazzi coinvolti. La tempesta ha distrutto le loro case e tutto quello che c’era dentro: cucine, letti, vestiti. In meno di un quarto d’ora si sono ritrovati senza nemmeno un tetto”.

Le case di Xipamanine, costruite nella maggior parte dei casi con materiali di fortuna, non hanno retto l'impatto. Ma i danni subiti da altre infrastrutture ben più solide (come scuole o la moschea nel cui crollo sono morte tre persone) testimoniano l'impressionante forza della tempesta.

“Con altre associazioni che lavorano a Xipamanine - racconta Figueiredo Rosario, il rappresentante del Cesvitem in Mozambico - siamo stati subito coinvolti dalle autorità del quartiere per capire se c’era modo di attuare un intervento d’emergenza. Sembrava dovesse esserci un intervento diretto del governo, ma ad oggi, a parte qualche contributo dell’amministrazione distrettuale, non è stato fatto ancora nulla. E così, a due mesi dalla tempesta, quasi 150 persone vivono ancora sotto teli di fortuna. Nessuno vuole abbandonare il terreno dove c’era la propria casa, perché i titoli di proprietà sono molto precari e c’è il rischio che qualcun altro ne approfitti per occuparlo abusivamente. Ma la situazione sta diventando davvero insostenibile”.

Per questo motivo il Cesvitem Mozambico ha elaborato un piano di ricostruzione, per cercare di allentare l’emergenza. “C’è bisogno di tutto - sottolinea Daniel -, anche semplicemente di pentole e piatti. Ma ci siamo concentrati sulla ricostruzione delle case, perché è inutile fornire suppellettili e utensili se non c’è un tetto sotto cui metterli. Per questo abbiamo fatto un preventivo medio: una casa di tre stanze, in muratura, con il tetto in lamiera e completa di infissi, costa circa 3.500 euro. Nella maggior parte dei casi, i lavori saranno realizzati in autocostruzione da parte degli adulti della famiglia, quindi da parte nostra basta la fornitura dei materiali”.  

“Il progetto Kukula - conclude Figueiredo - è concentrato sulla promozione dei diritti fondamentali di bambini e ragazzi, a partire dal diritto all’istruzione. Abbiamo un piccolo fondo di riserva, che utilizziamo per piccole emergenze a livello sanitario, ma che non è sufficiente per aiutare le famiglie vittime della tempesta. Per questo lanciamo un appello a tutti gli amici del Cesvitem in Italia: non possiamo lasciare sulla strada 42 dei nostri beneficiari”.

Chi volesse può versare un contributo su uno dei conti corrente intestati al Cesvitem (tutti gli estremi nel link nel box Approfondimenti), indicando nella causale “Emergenza casa Kukula”.

Notizia del 25/01/2016


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