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Giovani sposi alla ricerca della vera ricchezza

Giovani sposi alla ricerca della vera ricchezza

Il viaggio di nozze in Mozambico di Ilenia e Francesco: fuori dai circuiti turistici, dentro i circuiti solidali dei progetti Cesvitem, alla scoperta della ricchezza umana che si cela dietro la povertà materiale.

“Non siamo partiti con la presunzione di dare, ma con la speranza di ricevere. Un viaggio dentro noi stessi, per andare oltre i limiti del nostro modo di vivere: il materialismo, i pregiudizi, la pervasività della tecnologia, il non accontentarsi mai. Abbiamo cercato una meta che ci aiutasse a “curarci” da tutto ciò, a porre fondamenta solide e vere per la nostra nuova famiglia”. Ilenia e Francesco sono una coppia di giovani sposi. A fine aprile hanno suggellato con il matrimonio la loro storia d’amore e subito dopo sono partiti per viaggio di nozze davvero indimenticabile. Destinazione Mozambico, il vero Mozambico, fuori dai circuiti turistici e dentro i circuiti di solidarietà dei progetti del Cesvitem.

“Per entrambi era il primo contatto con l’Africa. Alla partenza avevamo un pizzico di paura e tanti interrogativi. E all’arrivo a Maputo, subito fuori dall’aeroporto, l’impatto non è stato facile: di colpo ci siamo ritrovati immersi in una realtà completamente nuova, fatta di sporcizia ai bordi delle strade, caos, povertà, moltitudini di persone che vagano apparentemente senza meta”. Ma è bastato poco per andare oltre la superficie. “È bastato affidarci agli operatori del Cesvitem che ci hanno accompagnato passo passo, portandoci in luoghi inaccessibili per noi “mulungu”, i bianchi, facendoci pian piano innamorare di questa terra e di questa gente. Per prima cosa ci siamo sorpresi a vivere il nostro viaggio senza fretta, con quella calma che è virtù tutta africana. Una cosa ben strana per noi, che abbiamo bisogno di avere tutto sotto controllo per essere sereni. Eppure presto siamo entrati in una specie di limbo di tranquillità, tanto che non sentivamo il bisogno di sapere né che ora né che giorno fossero”.

Da lì in poi è stato tutto più facile e Ilenia e Francesco hanno scoperto tutta la ricchezza umana che si nasconde dietro la povertà materiale. “Quando ci siamo trasferiti nel nord, a Monapo, ospiti di Watana, abbiamo capito il vero senso del nostro viaggio. In un’area ancora profondamente rurale come il distretto di Monapo abbiamo riscoperto il valore della “madre terra”, così buona perché ricca di doni, ma nello stesso tempo molto severa con la sua gente.  Strade distrutte dalle piogge devastanti dell’anno, pozzi d’acqua distanti chilometri e chilometri dai villaggi, malattie che non perdonano… Ma nonostante ciò abbiamo cominciato a capire che i veri poveri siamo noi, con tutte le cose materiali che ci fanno sentire potenti.  Abbiamo incontrato famiglie che ci hanno sempre accolto con il sorriso, offrendoci un umile piatto di riso. Eppure ci hanno nutrito immensamente, ci hanno fatto innamorare, mettendo a nudo la nostra povertà, la nostra incapacità di vivere il tempo del rapporto con l’altro, la nostra fretta e incapacità di ascolto. I mozambicani non hanno fretta, ascoltano, condividono, ti fanno sentire la loro presenza, ti sorridono e ti accolgono”.

“Il protagonista del “L’uomo che impiantava gli alberi”, il romanzo di Jean Giono, rimase sorpreso che un uomo potesse impiantare alberi in modo disinteressato ed ancora più si stupì del bosco che ritrovò dopo diversi anni. Anche noi siamo rimasti sorpresi di vedere i grandi obiettivi raggiunti dal Cesvitem, i grandi alberi di speranza che continua a piantare in questo terra, lavorando con costanza e portando un aiuto concreto. Si percepisce fin da subito come da anni si sia costruito un percorso di vero sviluppo del paese con al centro i mozambicani. Certo, c’è ancora molto deserto dove poter piantare alberi: sta a noi non far mancare i semi!”.

Notizia del 26/06/2015


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