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Giornata del Rifugiato, 44 milioni di persone in fuga

Foto di Antonio Amendola (flickr.com)

Giornata del Rifugiato, 44 milioni di persone in fuga

Dal rapporto dell'Unhcr emerge come l'80% sia ospitato nei paesi in via di sviluppo. Barbera (Cipsi): i profughi dell'acqua nuova sfida per il Nord del mondo

Sono quasi 44 milioni, per la precisione 43,7 milioni, le persone nel mondo costrette alla fuga. Sono rifugiati, richiedenti asilo, sfollati interni a causa di conflitti. E negli ultimi quindici anni non sono mai stati così tanti. Lo rende noto l'Alto Commissariato dell'Onu per i Rifugiati (Unhcr) in occasione Giornata mondiale del Rifugiato, celebrata il 20 giugno e dedicata quest’anno al 60° anniversario della Convenzione di Ginevra, il primo accordo internazionale che impegnava gli stati firmatari a concedere protezione a chi fugge dalle persecuzioni per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un gruppo sociale o per opinioni politiche.

“Nel 2010 - sottolinea Guido Barbera, presidente di Solidarietà e Cooperazione Cipsi - quasi 44 milioni di persone hanno vissuto lontano dalla propria casa, in fuga da guerre, persecuzioni o violazioni di diritti civili. Di questi, nemmeno uno su dieci riesce a ritornare nella propria casa. Numeri, dati e statistiche drammatiche, dietro i quali ci sono le storie e i volti di tante persone, uomini e donne costretti a fuggire in condizioni spesso disperate dalla loro vita, di frequente privati dei loro diritti fondamentali, come l'accesso ad un territorio sicuro e alla protezione sociale e legale”.

Una fuga obbligata che tante, troppe volte si conclude nella maniera peggiore: solo nei primi cinque mesi del 2011 sono stati 1.820 i migranti che hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il Mediterraneo. Ma sono tanti, nel Rapporto 2011 dell’Unhcr, i passaggi che fanno riflettere. A partire dalla crescente ostilità nei confronti dei rifugiati che si registra in molti paesi industrializzati. Come avvenuto per i recenti flussi dal Nord Africa all’Italia, è sempre più distorta la percezione numerica del fenomeno. Degli oltre 700 mila profughi provocati negli ultimi mesi dalla crisi libica, meno di 10 mila sono arrivati in Italia. Gli altri si sono distribuiti tra Tunisia, Egitto, Niger, Ciad, Algeria. D’altronde se da un lato le  popolazioni dei paesi più ricchi si sentono spesso sotto assedio, dall’altro lato le statistiche ci dicono che oltre l’80% dei rifugiati e dei profughi sono ospitati in paesi in via di sviluppo. Il Pakistan ospita 710 rifugiati per ogni dollaro del suo Pil, la Repubblica Democratica del Congo 475, il Kenya 247. In Germania, il paese industrializzato con la più ampia comunità di rifugiati (594 mila), sono solo 17.

“Il nostro paese - conclude Barbera - ha votato con un'affluenza inaspettata contro la privatizzazione dei servizi idrici. Ciò ci porta a mettere al centro della nostra attenzione i milioni di “profughi dell'acqua”, che vagano in cerca di fonti idriche e di condizioni ambientali più vivibili. Un nuovo settore di cooperazione internazionale, che va rilanciata come volano di integrazione, dialogo e  giustizia internazionale, aumentando e non diminuendone le risorse. Chiediamo ai governi e alle istituzioni internazionali che adottino politiche concrete e adeguate per garantire il diritto alla vita e arginare il fiume di profughi costretti ad abbandonare la propria casa. Così che ogni individuo abbia la possibilità di costruire una vita dignitosa per sé in ogni parte del pianeta”.

Dal box Approfondimenti è possibile vedere “Come un uomo sulla terra”, film-documentario di Andrea Segre, Riccardo Biadene e Dagmawi Yimer sul dramma degli immigrati africani bloccati in Libia nel loro viaggio di speranza verso l’Europa, tra arresti, torture e violenze. Sempre negli approfondimenti la recensione a cura della socia del Cesvitem Marianna Sassano, pubblicato su nonsolocinema.com (anno VI n. 21).

Notizia del 20/06/2011


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