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La storia del mese: il mený degli ospiti

Foto Tommaso Saccarola

La storia del mese: il mený per gli ospiti

Anche in Africa si mangia. Si mangia nell'Africa povera ma ospitale, che ti mette sul piatto tutto quello che ha. E si mangia nell'Africa ricca, dove anche una colazione di lavoro Ť un'occasione per ostentare potere. Di Marianna Sassano

Notizia fenomenale: anche in Africa si mangia. Mica si muore solo di fame, no? Qualcosa mangiano pure loro. Alcuni, per lo meno. E comunque, qualcosa per te che sei palliduccio e arrivi da lontano, stai sicuro che lo trovano.

In Mozambico, e in particolare nel nord del Paese, laddove il mato, la foresta, e la natura imperversano sotto un bel sole tondo, il menù non è che sia proprio vario. Pur tuttavia, di fronte a degli ospiti, si tira fuori l’ingegno. A rotazione, il Mozambico povero ci ha messo nel piatto: riso, immancabile; polenta di mais - inghiottita a pillole, dato il “lieve” retrogusto di fumo; spaghetti (persino!) con ketchup e sardine in scatola; galinha de mato, che è una gallina magrissima, e giuro che delle coscette così piccole non le avevo mai viste; e infine pesce, nella duplice versione “quasi fresco” o “essicato“. Il tipo di cottura che va per la maggiore è la preparazione in umido: un sughetto rosso con patate, cipolla, peperone, e sabbia. Sabbia, certo: per cucinare un bel fuoco accesso per terra è lo standard. Poi magari, se soffia un po’ di vento, qualche granellino ci casca pure dentro: e dopo un po’ di giorni ci si abitua allo stridore dei denti. Il Mozambico povero, se sei palliduccio, ti tratta con i guanti; la mattina non manca mai una tazza di latte in polvere mischiato a cicoria solubile, targati necessariamente Nestlè, unica marca in vendita; e poi pane e latte condensato da spalmarci sopra, con un po’ di zucchero.

E poi c’è il Mozambico ricco. Un Mozambico che mangia enormi aragoste grigliate per 10-12 euro nei rinomati ristoranti sul lungomare di Maputo: dove alla domenica a pranzo ti ritrovi circondato di famigliole benestanti e chiassose oltre a, naturalmente, imprenditori stranieri in cerca di un lusso difficilmente ripetibile a casa. Oppure, il Mozambico dei politici: che, per una colazione di saluto e di chiara ostentazione del potere, ti offre alle 7.45 del mattino un menù intensivo di carne de porco con braciole grigliate e salsiccette, accompagnate da uova fritte e succo di frutta freddissimo, in una sala da pranzo carica di aria condizionata che riesce a congelare persino il tavolo laccato bianco e oro.

In Mozambico noi, pallidi e occidentali visitatori, abbiamo mangiato. Benissimo, e malissimo. Ma sempre con un senso di estrema fortuna ad ogni boccone che deglutivamo; talvolta con gratitudine immensa, per la fatica che si percepiva dietro a piatti evidentemente “speciali” - la gallina, il pesce - che ci venivano offerti; talvolta con imbarazzo, per il privilegio di mettere sotto i denti bistecche di manzo alte come fiorentine nei quartieri delle città interdetti ai poveri.

E però, a costo di essere retorica, lo devo dire: il ricordo a cui sono più affezionata è quello della pasta con la sabbia. Anche perché è l’unico piatto dell’intero menù mozambicano che mi è capitato di rimangiare in Italia: in fondo, anche gli spaghetti con le vongole possono sempre nascondere un’insidia.

Notizia del 20/10/2010


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