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Requiem per la cooperazione italiana

Foto Tommaso Saccarola

Requiem per la cooperazione italiana

Con la Finanziaria 2011 i fondi per l'aiuto pubblico allo sviluppo messi in campo dall'Italia scenderanno sotto quota 100 milioni, meno dello 0,1% del Pil: una smentita clamorosa di tutti gli impegni presi, uno smacco definitivo per la credibilità del nostro paese

Mancano solo le campane a morto, dopodiché sarà ufficiale: la cooperazione allo sviluppo italiana è definitivamente defunta. Il disegno della legge Finanziaria 2011, presentato nei giorni scorsi in Parlamento, prevede per l’aiuto pubblico allo sviluppo un taglio del 45% rispetto al 2010. In soldoni fanno 179 milioni di euro. Tolti però gli impegni pregressi e le spese di gestione del ministero degli Esteri, si scende sotto quota 100 milioni. Una vera e propria dismissione: mai, nemmeno negli anni dei grandi sacrifici per entrare nell’euro, si era arrivati a livelli così bassi.

“Finalmente - commenta con amara ironia Guido Barbera, presidente del Cipsi - è stata data risposta a tutti coloro, autorità e cittadini, che continuavano a inviare appelli, petizioni, lettere. Ormai è chiaro: dopo le tante promesse di Pinocchio, sappiamo che l’Italia non farà più cooperazione internazionale, se non quella delle amicizie e degli accordi commerciali. Le dichiarazioni trionfanti del G8 a L’Aquila, gli impegni assunti in sedi internazionali erano semplicemente barzellette”. La stessa crisi economica spiega solo in parte i tagli, visto che paesi come Francia e Spagna, nonostante il difficile momento, hanno aumentato gli stanziamenti per il Sud del mondo. In Italia, invece, il taglio di 185 milioni al budget della Farnesina pesa per tre quarti proprio sulla cooperazione. “Questi tagli - sottolinea Barbera - sono frutto di una politica che ha dimenticato di dover essere al servizio di tutti i cittadini. La cancellazione della cooperazione è, infatti, la continuazione di una politica che taglia la sanità, la scuola, le attività sociali, riducendo alla miseria interi popoli. Anche a casa nostra”.

Sulla stessa linea Francesco Petrelli, presidente dell’Associazione Ong Italiane: “La stessa Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo del Ministero Affari Esteri, con i suoi costi di gestione, rischia in questo quadro di non avere più senso, venendo letteralmente a mancare l’oggetto delle proprie attività: è probabile che in questo quadro le risorse per i nuovi progetti delle ong saranno pari a zero”. Il rischio è di veder azzerata la credibilità dell’Italia negli ambienti internazionali. Impegni sottoscritti in sede europea prevedevano che nel 2010 l’Italia devolvesse alla cooperazione lo 0,56% del Pil, tappa intermedia sulla via di quel 0,7%, fissato dalle Nazioni Unite per permettere di raggiungere gli Obiettivi del Millennio. Ma con la nuova Finanziaria si andrebbe addirittura sotto lo 0,1%. “Esiste il rischio concreto - sottolinea Petrelli - che l’Italia sia esclusa dai tavoli che contano, come il G8 o il G20, o che sia ritenuta non idonea ad ospitare agenzie delle Nazioni Unite come la Fao: il nostro paese non può violare in modo così netto e radicale tutti gli impegni presi su fame, povertà e lotta ai cambiamenti climatici”.

“La vera politica - conclude Barbera -. non dimentica le persone per favorire gli interessi. Per questo continueremo a mantenere alto il nome dell’Italia attraverso la solidarietà popolare e chiediamo a tutti gli italiani di ritornare alla vera politica e ai veri politici. Alle popolazioni che vivono nella miseria o in aree di conflitto non servono bombe, ma giustizia, rispetto della dignità umana e dei diritti. Questi sono gli strumenti per costruire civiltà e sicurezza”.

Notizia del 25/10/2010


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