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Elezioni in Mozambico: democrazia in maturazione

In fila per votare (foto ComSec da flickr.com)

Elezioni in Mozambico, una democrazia in maturazione

Il 28 ottobre le quarte elezioni multipartitiche dalla fine della guerra civile hanno confermato Armando Guebuza presidente e dato un'ampia maggioranza al Frelimo, il partito al governo dal 1975

Lo scorso 28 ottobre dieci milioni di mozambicani sono stati chiamati alle urne per le elezioni provinciali, parlamentari e presidenziali. Come era ampiamente previsto, ancora una volta ha trionfato il Frelimo, al governo ininterrottamente dal 1975, anno dell’indipendenza dal Portogallo: in attesa dei risultati definitivi, è certo l’ampio successo del partito sia alle elezioni per l’Assemblea della Repubblica (con la conquista di oltre due terzi dei seggi), sia alle presidenziali, con la conferma fino al 2014 di Armando Guebuza, che ha ottenuto il 73% delle preferenze.

Di tutto questo in Europa non è arrivata nemmeno l’eco. Ma per una volta non è una cosa negativa. “Dalla fine della guerra civile nel 1992 - spiega da Maputo il rappresentante del Cesvitem Figueiredo Rosario -, queste sono le quarte elezioni democratiche e multipartitiche: il voto in Mozambico è una cosa ormai normale, che non fa notizia. La campagna elettorale si è svolta in un clima disteso, con comizi che si sono trasformati in spettacoli di musica e danze. E questo, visti la nostra storia recente e la realtà di molti altri paesi africani, è davvero una cosa eccezionale”. Secondo gli osservatori internazionali, le elezioni si sono svolte in maniera sostanzialmente regolare: non mancano alcune accuse di brogli, tacitate però dall’ampio successo del Frelimo. Grazie alla migliorata organizzazione logistica (oltre 12 mila i seggi allestiti in tutto il paese), l’affluenza potrebbe arrivare al 45%, un netto passo in avanti rispetto al 36,4% delle presidenziali 2004.

Guebuza e la Frelimo dovranno affrontare importanti sfide. “Nonostante gli evidenti progressi - sottolinea Figueiredo - il Mozambico resta uno dei paesi più poveri del mondo. Abbiamo un potenziale enorme da sfruttare, soprattutto a livello di turismo e di risorse minerarie ed energetiche. Ricchezze che fanno gola ai paesi occidentali e alla Cina, ma che non possono essere lasciate nella mani degli investitori stranieri, senza ricadute positive per il popolo mozambicano”. Un’occasione fondamentale per smettere di essere il caso più esemplare di “donor doll”, bambola dei donatori, cioè un paese che vive quasi esclusivamente di aiuti esterni: ancor oggi più della metà del bilancio nazionale è infatti frutto delle donazioni internazionali, che hanno finanziato anche l’intero processo elettorale.

Ci sono poi i risvolti politici. È evidente che il Mozambico è una democrazia ancora in maturazione. Il Frelimo governa da oltre trent’anni non solo per il suo profondo radicamento nel paese, ma anche per l’assenza di reali alternative. Gli storici oppositori della Renamo sono divisi da contrasti interni e aggrappati alla figura del padre-padrone Alfonso Dhlakama, che alle presidenziali non è andato oltre il 18%. Proprio nell’ultima tornata si è affacciata una nuova formazione politica, l’MdM (Movimento democrático de Moçambique), guidato da Daviz Simango, figlio di uno dei fondatori del Frelimo, morto in circostanze poco chiare negli anni ’80, ed ex esponente della Renamo, da cui è stato espulso per contrasti con Dhlakama. Una formazione nata pochi mesi fa, che ha ottenuto il 9% alle presidenziali e qualche lusinghiero exploit nelle province (come a Sofala, dove ha raggiunto il 26%). È troppo presto però per capire se in futuro sarà in grado di erodere il consenso del Frelimo. “Il quadro sarà più chiaro nel 2014 - conclude Figueiredo -. Guebuza finirà il secondo mandato e non potrà ricandidarsi. E, soprattutto, alle urne la generazione degli “antichi combattenti”, i reduci della lotta per l’indipendenza e della guerra civile, sarà affiancata dai milioni di giovani nati dopo la fine della guerra (il 64% dei mozambicani ha meno di 24 anni, ndr): l’appoggio incondizionato alle forze che hanno che hanno conquistato l'indipendenza non sarà più così scontato”.

Notizia del 06/11/2009


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