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G8: un vertice senza coraggio politico

Barbera (Cipsi): “Obama non basta: i grandi della Terra non hanno avuto il coraggio sufficiente per affrontare i problemi e ridare fiducia ai cittadini”

"Il G8 de L’Aquila non ha avuto il coraggio sufficiente per affrontare i problemi e ridare fiducia ai cittadini. Le dichiarazioni finali dei grandi della Terra non bastano a garantire la svolta e non sembrano preludere al raggiungimento di obiettivi concreti e fatti tangibili. Anche il coraggio e le proposte di Barack Obama, vera novità di questo G8, non sono stati sufficienti a dare una svolta alla politica mondiale. Obama non basta. Avremmo voluto un impegno maggiore e più puntuale, di fronte alle grandi e difficili sfide che siamo chiamati ad affrontare: dai cambiamenti climatici alla lotta alla fame e alla miseria, dalla salute al diritto all’acqua e all’istruzione". Questo il commento di Guido Barbera, presidente del Cipsi, al termine del G8 italiano di questi giorni.

Un vertice, continua Barbera, che ha posto una forte attenzione sui gravi problemi dell’Africa, relegando però la discussione su questo continente ad una mera sessione simbolica e dimenticando completamente le altre zone del mondo, dall’America latina all’Asia, che versano in condizioni di estrema miseria o sono attraversate da gravi conflitti.

Un vertice che si impegna a stanziare un fondo da 20 miliardi di dollari in tre anni per combattere la fame, ma che non chiarisce se si tratta di fondi nuovi o se sono gli stessi soldi già promessi in precedenza, vista tra l’altro la presenza di nazioni come l’Italia che negli ultimi anni hanno tagliato pesantemente gli aiuti allo sviluppo dei paesi impoveriti del Sud del mondo.

Un vertice che giunge a risultati condivisibili sul clima, come l'accordo sul mantenimento entro i 2 gradi centigradi dell'innalzamento della temperatura, ma che nella sostanza rimanda di oltre 40 anni i problemi urgenti legati ai cambiamenti climatici, senza porsi obiettivi di medio termine.

Un vertice che approva una dichiarazione comune sull’acqua, senza però riconoscerla come diritto umano e senza assumere impegni precisi rispetto alla crisi idrica mondiale.

Un vertice che riconosce la necessità di porre l’agricoltura e la sicurezza alimentare al centro dell’agenda internazionale, ma senza tener conto di alcune priorità più volte evidenziate dalle organizzazioni contadine, come il tema dell’acceso alla terra per i piccoli coltivatori, l’attuazione di politiche agricole inclusive e la necessità di allargare alle rappresentanze delle organizzazioni agricole la partecipazione alle questioni politiche.

Ci troviamo di fronte al de profundis di un’istituzione giunta al capolinea. Una sfilata di promesse e di buoni propositi scritti sulla carta, che tutti si chiedono come potranno tradursi in azioni concrete e garantire il fondamentale diritto alla vita per tutti i popoli. Chi ne controllerà l’effettiva realizzazione. A chi dovranno rispondere per i mancati impegni. Troppo poco per chi ha dovuto assistere dalle tendopoli alla passerella. Troppo poco per il miliardo di persone che soffrono la fame. Troppo poco per i bambini e le persone che muoiono a causa della mancanza di acqua buona. Troppo facile organizzare bene un vertice ricco di convenevoli e complimenti, ma senza coraggio politico. “Ci auguriamo - conclude Barbera - che almeno il troppo poco, possa diventare realtà, almeno per il nostro Paese. Ma, anche per questo, aspettiamo di vedere i fatti concreti”.

Notizia del 13/07/2009


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