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A Trujillo el Nino porta caldo e debiti

Plaza de Armas a Trujillo sotto la canicola

A Trujillo il Niņo porta caldo e debiti

Contro tutte le previsioni, la cittā in cui opera il Cesvitem Perų non č stata travolta dalle piogge, ma da un'ondata di caldo anomalo. E le spese sostenute per rinforzare le case si sono rivelate inutili.

El Niño, questa volta, ha preso in giro tutti. Tutti a Trujillo, fin dall’estate scorsa, prevedevano settimane di piogge torrenziali e si preparavano al peggio. E invece l’effetto è stato completamente diverso. “Ormai la fase più intensa del fenomeno è passata - spiega Attilio Salviato, rappresentante del Cesvitem in Perù - e possiamo dire che qui in città il Niño del 2016 sarà ricordato soprattutto per l’ondata di caldo anomalo che ci ha fatto letteralmente boccheggiare per intere settimane. Certo, nei mesi scorsi le piogge non sono mancate. Ma le precipitazioni più intense sono state nelle zone interne, qui sulla costa una vera emergenza non c’è mai stata”.

I timori iniziali erano tutt’altro che infondati. Trujillo è infatti affacciata sul Pacifico, la “culla” del Niño. E, come raccontano anche le cronache dei secoli scorsi, gli effetti di questo fenomeno sulla città sono stati spesso disastrosi. “A Trujillo - racconta Attilio - nessuno ha dimenticato l’11 febbraio del 1998. Nelle settimane precedenti, le piogge torrenziali avevano provocato l’esondazione di alcuni canali e il completo allagamento del Mampuesto, il cimitero popolare più antico della città. Quando il terrapieno che delimita il camposanto non riuscì più a reggere la pressione, 200 mila metri cubi d’acqua inondarono la città, danneggiando migliaia di abitazioni. Per giorni bare e salme fluttuarono sulle acque, persino nella Plaza de Armas, in pieno centro storico”. Quell’anno le inondazioni provocarono solo nel nord del Perù 374 morti e la distruzione di oltre 42 mila abitazioni.

Quegli eventi sono stati ricordati più volte negli ultimi mesi, spesso per sottolineare la mancata messa in sicurezza della città e il pericolo che si riproponesse lo stesso scenario. Anche perché, secondo gli esperti, l’edizione 2016 del Niño sarebbe stata la più violenta della storia. E invece, diciotto anni più tardi, almeno a Trujillo lo scenario è completamente diverso. “Per dirne una, a novembre era stata decretato la chiusura anticipata dell’anno scolastico: solo nella provincia de La Libertad, di cui fa parete Trujillo, 1.248 scuole su 4.200 erano considerate a rischio in caso di inondazioni. Pochi mesi più tardi, a marzo, in occasione dell’inizio scolastico, in molte località sono state vietate cerimonie all’aperto, per evitare agli studenti il pericolo di insolazioni”.

Bilancio positivo, dunque? Non del tutto. Perché, nonostante l’assenza delle temute alluvioni, l’anomalia a livello di temperature non è meno dannosa, soprattutto a livello agricolo. Nell’area di Trujillo è andato perso il 15% della produzione. Ancora peggio, allargando lo sguardo, è andata in altre aree del Perù, soprattutto nelle province del sud, dove si è arrivati a dichiarare lo stato di emergenza a causa della perdurante siccità.

In generale, poi, il fattore-clima influenza sempre più la vita della popolazione, soprattutto tra le fsce più povere. “È sempre più difficile anche per gli esperti azzeccare le previsioni del tempo. I cambiamenti climatici stanno stravolgendo i tradizionali modelli meteorologici e, dinnanzi ad un fenomeno complesso come il Niño, le previsioni a lungo termine diventano un azzardo”. Una questione apparentemente tecnica, ma che in realtà ha conseguenze molto concrete. “L’anno scorso migliaia di famiglie si sono prodigate a rinforzare  i tetti delle proprie abitazioni. In una città dal clima mite come Trujillo, il 90% delle case sono sormontate da semplici terrazze, che in anni normali resistono tranquillamente alle scarse precipitazioni. Nei mesi scorsi, in previsione delle forti piogge, tutti sono corsi ad installare nuove coperture rinforzate. Le piogge non sono arrivate, in compenso le famiglie più povere si sono ritrovate indebitate fin sopra i capelli. E quando a febbraio è stata ora di pensare al nuovo anno scolastico, tanti, troppi genitori si sono ritrovati in seria difficoltà a sostenere le spese per le uniformi e per i libri”.

Notizia del 26/04/2016


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