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Cesaltina, la prima beneficiaria dei nostri progetti di sostegno a distanza a laurearsi, racconta la nuova svolta della sua vita: l'attesa di un figlio. Un'attesa, proprio grazie allo studio, piena di gioia e consapevolezza.

Dice un celebre proverbio africano che “chi educa un bambino, educa un uomo; chi educa una bambina, educa un popolo”. Non è solo saggezza popolare. Tutte le indagini confermano che più una mamma è istruita, più i suoi figli hanno la possibilità di sfuggire alla povertà, crescendo sani e istruiti a loro volta. Una bella testimonianza in questo senso arriva dal Mozambico. Protagonista, ancora una volta, Cesaltina, la prima beneficiaria dei nostri progetti di sostegno a distanza a raggiungere il traguardo della laurea. Laureatasi in Chimica nel 2012, subito dopo ha cominciato a lavorare all’Adem, la società che gestisce l’acquedotto di Maputo. Ora, proprio in queste settimane, sta vivendo un’altra svolta della sua vita: l’attesa di un figlio.

“Io e il mio fidanzato Samuel siamo felicissimi, è davvero il coronamento migliore per la nostra storia.  Anche lui è laureato, in informatica, e lavora come programmatore presso l’Autorità tributaria del Mozambico. Io invece all’Adem lavoro nel laboratorio per il controllo della qualità dell’acqua. È un lavoro che mi piace molto e che, soprattutto, mi riempie di soddisfazione: essere stata assunta dalla Adem mi ha ripagato di tutti gli sforzi fatti, mi ha confermato che studiare può davvero cambiarti la vita”.

E a proposito di cose che ti cambiano la vita, anche l’arrivo di un figlio non è uno scherzo. “Fin dall’inizio della nostra storia, con Samuel abbiamo condiviso il sogno di avere dei bambini. Ma siamo sempre stati d’accordo sull’importanza di aspettare di aver concluso gli studi e di avere trovato un lavoro sicuro. Solo così è possibile garantire al proprio figlio di venire al mondo nelle migliori condizioni possibili”. Non si tratta di una pura e semplice questione di sicurezza economica. “Aver studiato mi aiuta ad avere una visione più chiara della mia, della nostra vita. L’istruzione che io e Samuel abbiamo ricevuto è un tesoro prezioso, ci aiuterà a fare sempre le scelte migliori per il futuro della nostra famiglia e di nostro figlio”.

Quella di Cesaltina (e di Samuel) è sicuramente una bella storia. Ma purtroppo non sempre chi nasce nelle periferie di una grande città del Sud del mondo riesce a compiere tutto questo percorso. “Ho in mente fin troppi casi di ragazze della mia età che hanno già uno o due figli e che spesso hanno partorito prima dei 18 anni. Amiche d’infanzia, vicine di casa, alcune ragazze conosciute nei progetti del Cesvitem. La cosa peggiore è quando a causa della gravidanza abbandonano la scuola. Adesso che sono incinta a mia volta me ne rendo conto ancora meglio: che futuro puoi dare a tuo figlio se tu stessa non ne hai uno? È davvero un problema molto grave, perché rischia di tramandare la povertà all’infinito, generazione dopo generazione. C’è bisogno di un forte intervento educativo da parte di tutti, governo e enti non governativi. Se ripenso alla mia storia, posso solo dire che anche in quest’ottica la promozione dell’istruzione è una delle chiavi vincenti”.

Samuel junior o Uanito (come tutti i genitori del mondo Cesaltina e Samuel sono indecisi sul nome) non corre questi rischi. Fin dall’inizio avrà più opportunità di quelle che ha avuto la sua mamma. “Io ho dovuto lottare. Per anni ho avuto bisogno del Cesvitem e di una famiglia che dall’Italia mi aiutasse. A mio figlio “basteranno” i suoi genitori”. 

Notizia del 21/03/2014


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