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Obiettivi del Millennio, progressi ma non per tutti

Il Report 2011 segnala importanti passi in avanti, soprattutto in ambito sanitario e scolastico. Ma i più poveri continuano a rimanere esclusi da ogni miglioramento.

Progressi importanti nella riduzione della mortalità infantile, dei decessi da malaria e della diffusione del virus dell’Hiv. Ma ancora grandi disuguaglianze tra la popolazione ricca e quella povera e rurale nei Paesi del Sud del mondo. Sono questi i dati principali messi in luce dal Report 2011 sugli Obiettivi del Millennio, che mette nero su bianco i progressi fatti dal varo degli otto obiettivi nel 2000 e i passi ancora da fare per arrivare al loro raggiungimento nel 2015.

"Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio - afferma il Segretario Generale dell’Onu Ban Ki-moon - hanno già contribuito a sradicare milioni di persone dalla povertà, a salvare la vita di innumerevoli bambini e ad assicurarne la frequenza scolastica. Hanno ridotto la mortalità materna, aumentato le opportunità per le donne, incrementato l'accesso all'acqua pulita e liberato molte persone da malattie debilitanti e mortali”. Tra i risultati più importanti finora raggiunti, il Report 2011 sottolinea la diminuzione della mortalità infantile (dai 12,4 milioni di decessi del 1990 agli 8,1 nel 2009, ovvero 12 mila in meno al giorno), dei decessi per malaria (-20%) e delle infezioni da Hiv (-21% tra il 1997 e il 2009). Circa 1,8 miliardi di persone hanno ottenuto accesso a fonti d’acqua potabile e molti tra i paesi più poveri hanno praticamente raggiunto l'obiettivo dell'istruzione primaria universale.

Il progresso, tuttavia, non è stato omogeneo e ci sono ancora troppe persone che sono lasciate indietro. Nonostante gli importanti passi in avanti, rimangono infatti ampi divari tra e all’interno dei singoli paesi, soprattutto tra le zone rurali e urbane. “Il progresso - sottolinea Ban Ki-moon - tende a escludere coloro che si trovano sui gradini più bassi della scala economica o che sono svantaggiati a causa del loro sesso, età, handicap o etnia”.

I bambini provenienti dalle famiglie più povere nei paesi in via di sviluppo hanno più del doppio delle possibilità di morire prima dei cinque anni rispetto ai bambini provenienti dalle famiglie più ricche. Similmente, essere povero, di sesso femminile o vivere in una zona di guerra aumenta le probabilità che un bambino abbandoni la scuola: tra i bambini in età scolare non iscritti alla scuola primaria, 28 milioni (pari al 42%) vive in paesi poveri colpiti da conflitti. Più di 2,6 miliardi di persone non hanno ancora accesso a bagni o altre forme adeguate di servizi igienici, e dove vi sono stati dei miglioramenti questi hanno in gran parte escluso i poveri.

"Il raggiungimento degli obiettivi - conclude il Segretario Generale - richiederà una crescita economica equa e complessiva, una crescita che raggiunga ognuno e che permetta a tutte le persone, specialmente ai poveri ed agli emarginati, di trarre beneficio dalle opportunità economiche. Da ora fino al 2015, dobbiamo assicurarci che le promesse siano mantenute. I leader mondiali devono dimostrare non solo interesse, ma anche di avere il coraggio e la convinzione di agire”.

Notizia del 07/07/2011


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