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Aids, per la prima volta l'epidemia rallenta

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Aids, per la prima volta l'epidemia rallenta

Secondo il Rapporto Unaids 2010 sono in calo sia i nuovi casi che i decessi. Ma nel Sud del mondo 10 milioni di malati non hanno ancora accesso ai trattamenti salvavita

Il 1° dicembre è stata celebrata in tutto il mondo la Giornata mondiale dell’Aids. E per la prima volta, pur con un cauto ottimismo, si comincia ad intravedere una luce in fondo al tunnel. Nel rapporto annuale pubblicato dall’Unaids, l’agenzia delle Nazioni Unite che coordina la lotta all’HIV-Aids, le cifre indicano infatti un rallentamento nella diffusione della malattia, se non addirittura, in alcuni Paesi, una vera e propria regressione. Nel 2009 le persone sieropositive erano 33,3 milioni, un dato leggermente in calo rispetto ai 33,4 milioni dell’anno prima. Inoltre almeno 56 paesi si sono stabilizzati o hanno raggiunto un significativo declino del tasso di infezione. I nuovi casi, pur ammontando complessivamente alla drammatica cifra di 2,6 milioni, sono comunque in calo del 20% rispetto al 1999, e che tra i giovani dei quindici paesi più duramente colpiti, i tassi di Hiv sono calati di oltre il 25% con l’adozione di pratiche sessuali più sicure.

“Per la prima volta - commenta Michel Sidibe, direttore esecutivo di Unaids - possiamo dire che stiamo interrompendo la traiettoria dell’epidemia di Aids. Abbiamo fermato e iniziato a invertire l’epidemia. Un numero minore di persone sono state contagiate dall’Hiv e muoiono di Aids”. Sino a pochi anni, ogni due persone che iniziavano a curarsi, cinque contraevano l’infezione. Oggi questo dato è calato a due nuovi contagiati per ogni persona che si sottopone al trattamento medico da”Stiamo chiudendo il gap tra prevenzione e cura”, commenta sidipe.

Dall’inizio dell’epidemia negli anni ’80, oltre 60 milioni di persone sono state contagiate dall’Hiv e quasi 30 milioni sono morte per cause legate al contagio. Lo scorso anno i decessi sono stati 1,8 milioni, contro 2,4 milioni del 2004. La regione più colpita resta l’Africa sub-sahariana, dove nel 2009 si sono registrati ancora 1,3 milioni di decessi legati e 1,8 milioni di nuovi casi.

Per l’Unaids, comunque, è ancora troppo presto per dichiarare “missione compiuta”. Nei paesi più poveri, dei 15 milioni di malati, solo 5 milioni hanno attualmente accesso a cure gratuite. Preoccupa, da questo punto di vista, la riduzione dei finanziamenti ricevuti dal Fondo Globale per la lotta all’HIV, che lo scorso anno si sono fermati a 11,7 miliardi di dollari, contro i 20 che sarebbero necessari. Brilla negativamente, in questo senso, la posizione dell’Italia, che negli ultimi due anni non ha versato nemmeno un euro dei 260 milioni promessi: una cifra attraverso cui sarebbe possibile garantire un trattamento salvavita a100 mila malati.

Notizia del 01/12/2010


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