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Mirano, 12 dicembre 2009: no al razzismo

Foto tratta da www.anpi.it

Libertà è partecipazione: una piazza contro il razzismo

Il 12 dicembre oltre duemila persone hanno manifestato a Mirano per dire no al razzismo. Riflessioni da una giornata particolare. Di Marianna Sassano

È successo che una piazza si è riempita. Una piazza piccola, di seconda fila, capace di tenere solo un paio di migliaia di persone. Una piazza come tante, con le stanchezze, le delusioni, i fermenti e le chiacchiere di ogni paese di provincia. Una piazza si è riempita ed è diventata politica, per dichiarare, a viso scoperto, il suo antirazzismo.

A Mirano, proprio dove il Cesvitem è nato più di vent’anni fa e ancor oggi ha la sua sede centrale, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia ha organizzato lo scorso 12 dicembre, nella centrale Piazza Martiri della Libertà, una manifestazione nazionale contro il razzismo.

Che suona, a dirla così, come una delle tante estemporanee iniziative nate sulla scia di un ideale perfino troppo ideale. Perfino troppo assoluto, per scendere in piazza. Si scende in piazza contro il caro vita, si fanno i cortei contro i licenziamenti e la cassa integrazione, si sciopera per il rinnovo dei contratti. Ma per le idee, si scende ancora in piazza?

La vita politica di questi anni ci ha disamorati alla vita civile. E a questo disamore ci siamo abituati. Cullati nel brodo di questa autogiustificazione, abbiamo sempre più demandato ai partiti decisioni e responsabilità. Come se la cosa non ci riguardasse: “Ma-sì-chissenefrega-che-decidano-quello-che-gli-pare-la-mia-vita-è-un’-altra-cosa”. Gli uomini e le donne, le singole persone, sembrano non essere più la cellula di base della nascita del pensiero umano, di quel pensiero che diventa ideale e si fa, infine, politica.

Eppure. A Mirano sono arrivati da tutta Italia. 40 erano i pullman parcheggiati fuori dal centro. Settanta associazioni nazionali e locali hanno aderito, il Cesvitem tra queste. In piazza c’erano i vecchi, i giovani, gli adulti. C’erano i partigiani, che il razzismo lo vissero come imposizione di legge. C’erano i partiti, sì, ma solo di una parte, visto che evidentemente la lotta ad ogni forma di discriminazione non riesce ancora ad essere condivisa da tutto l’arco politico.

Ma soprattutto c’era la gente comune. La gente, tanta gente, che si è sentita stanca di sopportare quest’aria tesa, questa degradazione dell’essere umano, questa istillata logica dell’odio che passa talvolta lampante, ma talvolta impalpabile e veloce nelle scelte politiche, nelle leggi, e arriva a nascondersi nelle pieghe del linguaggio, piano piano, ogni giorno, fino a modificare il sentire comune. Fino a lacerare la cultura.

La gente, che è un concetto che nemmeno esiste, erano tante singole persone, ben oltre duemila Tante singole facce che hanno voluto mostrarsi allo scoperto, scendere in prima linea, esporsi. Per prendersi l’ossigeno della libertà di gridare un dissenso forte, netto. Per sentire su di sé la dignità della partecipazione, che è alla base di ogni processo democratico. E allora a Mirano si è verificato un piccolo miracolo. La politica, per un giorno, è tornata polis, città.

PS. La manifestazione aveva un titolo emblematico: “Gli antifascisti hanno buona memoria”. Il passaggio più grave dell’intero pomeriggio lo hanno condensato le parole lucide e commosse di un vecchissimo Armando Cossutta: “Durante il fascismo, i pubblici ufficiali non potevano prestare alcun soccorso agli ebrei; oggi i pubblici ufficiali sono costretti a denunciare i cosiddetti “clandestini”; durante il fascismo erano vietati i matrimoni tra cattolici ed ebrei: oggi il divieto è tra regolari e irregolari; ma oggi c’è una legge ulteriore, la legge più crudele di tutte: quella che impedisce, ad una madre immigrata senza documenti, di registrare il proprio figlio che nasce in Italia, vietandole di fatto il riconoscimento del bambino”. E, di fronte alla ciclicità di una storia tutta uguale, il pensiero vola a tutti quei nonni che, forse, avrebbero potuto parlare di più ai propri figli e ai propri nipoti; e certamente, di più avrebbero dovuto essere ascoltati.

Notizia del 18/12/2009


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