Progetto Alghe

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Progetto Alghe

Una produttrice nella sua fattoria di alghe

Report finale (giugno 2008)

Quello che abbiamo fatto

Il Progetto Alghe si è concluso il 12 marzo 2008, dopo tre anni e mezzo di attività. La missione di monitoraggio effettuata a giugno 2008 dal Cesvitem a Quissimajulo, la località in cui si sono concentrate le attività, ha verificato i seguenti dati: 54 produttori attivi, oltre 150 persone coinvolte nelle varie fasi di lavorazione delle alghe, più di 500 beneficiari diretti, un primo container di alghe già esportato. Questo nonostante il passaggio, tra marzo e aprile, del ciclone tropicale Jokwe, che ha praticamente distrutto tutto gli impianti produttivi. La positività di tali numeri è stata confermata dall’apprezzamento espresso dalle autorità locali e dall’Ambasciata italiana in Mozambico.

Da gennaio 2007 a febbraio 2008 sono stati raccolti quasi 500 tonnellate di alghe: di queste, 440 sono state seccate per la successiva vendita, ottenendo 55 tonnellate di prodotto finito, mentre la restante parte è stata riacquistata dal progetto per permettere l’impianto di nuove fattorie.

Dal punto di vista della ricaduta sulla popolazione locale, il guadagno medio per fattoria si aggira sui 1.800 meticais al mese, pari a circa 50 euro, superiore al salario minimo fissato dal Governo e ottenibile con due sole settimane di lavoro, corrispondenti ai due periodi mensili di bassa marea durante i quali è possibile lavorare alle fattorie. Da notare che oltre il 90% dei produttori sono donne, il cui contributo all’economia famigliare, prima dell’avvio del progetto, era limitato ad una manciata di meticais ottenuta dalla vendita di piccoli molluschi durante i periodi di bassa marea.

Ai nuovi produttori, nella fase di avvio della propria fattoria, è stato garantito un sostegno alimentare della durata di tre mesi, il periodo necessario per effettuare il primo raccolto, vendere le alghe e cominciare effettivamente a guadagnare. Nel corso del 2007 sono stati distribuiti complessivamente alle famiglie dei produttori 2.341 kg di riso, 2.854 kg di farina di mais, 963 litri di olio e 963 kg di zucchero. Sempre nel 2007, è stato realizzato un breve corso sperimentale di alfabetizzazione di base per adulti, rivolto a tutti i produttori: dei 45 partecipanti, 38 sono riusciti a passare l’esame finale, con un tasso di successo pari all’84% da considerare molto buono vista la brevità dell’iniziativa.

I soggetti coinvolti (Cesvitem, GMA, Cipsi, FMC e Kulima) hanno infine concordato una strategia volta a garantire la sostenibilità nel tempo dell’iniziativa, separando l’attività industriale da quella di sviluppo sociale. La prima è stata rilevata da Ibis, società malgascia con oltre dieci anni di esperienza nel campo dell’alghicoltura. La seconda rimane affidata alla ong mozambicana Kulima, partner locale del progetto, che gestirà a favore delle comunità coinvolte i ricavati derivanti dalla vendita o dall’affitto di attrezzature e immobili a Ibis (tra cui i quattro locali a uso magazzino e ricovero e la stazione di acquisto alghe realizzate a Quissimajulo) e da un fondo annuale pari all’1% della produzione.

 

Le origini del progetto

Il Progetto Alghe era stato avviato a settembre 2004 nella Provincia di Nampula (nord del Mozambico) da un consorzio formato da tre ong italiane (Cesvitem, GMA e Cipsi), con il cofinanziamento del Ministero degli Affari Esteri. L’iniziativa si proponeva, attraverso l’introduzione dell’alghicoltura, la creazione di una nuova fonte di reddito per la popolazione locale, in aggiunta e in alternativa alla pesca artigianale, messa in crisi dall'impoverimento delle risorse ittiche sottocosta e dalla pesca industruiale praticata con grandi imbarcazioni off shore. L'iniziativa si basava sulla coltivazione dell’alga marina Kappaphycus alvarezii (nome commerciale cottonii), la principale fonte mondiale di k carragenati, sostanza che trova numerosi impieghi nell’industria alimentare, cosmetica e dell’igiene personale.

Il progetto si è avvalso per tutta la sua durata della collaborazione della ong locale Kulima e della partnership tecnica della società statunitense FMC BioPolymer, leader mondiale nella produzione di sostanze derivate da carragenati, che, oltre a fornire i tecnici per la formazione della popolazione coinvolta, si è impegnata ad acquistare tutta la produzione per quantità fino a tre volte superiori all’obiettivo fissato.