Scuola primaria di Carapira

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Il contesto

Fango, paglia, canne. In Mozambico la maggior parte delle scuole, soprattutto nelle aree rurali, è costruito con questi poveri materiali: basta una stagione delle piogge appena più intensa del normale per far crollare interi muri. Queste carenze infrastrutturali sono il simbolo delle difficoltà che ancor oggi attanagliano il sistema scolastico mozambicano, pesante eredità di 400 anni di colonialismo (quando nel 1975 il paese ottenne l’indipendenza dal Portogallo era analfabeta il 93% della popolazione) e della lunga guerra civile terminata nel 1992, che ebbe proprio le scuole tra i suoi obiettivi privilegiati (solo dal 1981 al 1992 furono chiuse o distrutte 2.661 scuole, metà di quelle esistenti, e vennero feriti o uccisi quasi 7.000 insegnanti e mezzo milione di studenti).

Dal dopoguerra sono stati fatti apprezzabili progressi. Il numero delle scuole è passato da 2.836 a circa 9.500 e il numero degli alunni iscritti alla scuola primaria è aumentato da 1,3 a quasi 4 milioni, anche grazie all’abolizione delle tasse d’iscrizione decretata dal Governo nel 2005: oggi il 77% dei bambini (81% dei maschi e 74% delle femmine) si iscrive alla scuola primaria. Permane però un’altissima mortalità scolastica: appena il 40% dei bambini e il 28% delle bambine, una volta iscritto, porta a termine la scuola primaria. Di conseguenza il tasso di iscrizione alla scuola secondaria crolla al 8% per i ragazzi e al 6% per le ragazze.

Le cause di questa situazione sono molteplici. Una delle principali è sicuramente la carenza di infrastrutture. Le classi sono sovraffollate, con una media di oltre 60 studenti costretti a seguire le lezioni seduti a terra per la mancanza di qualsiasi arredo. Molte scuole primarie sono costrette a organizzare le lezioni in 2-3 turni, se non addirittura a respingere le richieste di iscrizione per la mancanza di posti. Il rapporto medio insegnante-alunni è 1 a 65. Secondo il Ministero dell’Educazione, per raggiungere l’obiettivo dell’educazione primaria universale entro il 2015 sarebbe necessaria la costruzione ogni anno di 6.000 nuove classi. I fondi a disposizione del Governo permettono però di costruire al massimo 1.400 aule all’anno, meno di un quarto del necessario.