Progetto Pozzi Ciad

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Progetto Pozzi Ciad: contesto

La progressiva scomparsa del lago Ciad

Approfondimenti

Il contesto

Il lago Ciad è uno dei simboli della sete dell’Africa. Quarto lago del continente per dimensioni, è un serbatoio di acqua dolce fondamentale per i 30 milioni di persone residenti in prossimità del suo bacino. Negli ultimi quarant’anni la superficie del lago si è ridotta del 90%, passando da 26 mila metri quadrati agli attuali 2.500, con punte sotto i 2.000 durante la stagione secca. Un fenomeno dovuto non solo all’effetto serra, agli alti indici di evaporazione e alle terribili siccità che hanno colpito la regione del Sahel negli ultimi decenni, ma anche dall’eccessivo sfruttamento del suolo e dall’aumento della richiesta idrica per l’irrigazione, con la costruzione di centinaia di canali di drenaggio scavati per irrigare i campi.

Nonostante i progressi registrati negli ultimi anni, il 49% della popolazione ciadiana non ha un accesso costante e sicuro all’acqua, tra l’altro con forti disparità a livello regionale dovute alle differenti zone climatiche in cui è suddiviso il paese. Non a caso, in particolare nelle zone rurali, la maggior parte delle malattie endemiche sono dovute alla scarsità d’acqua, anche a fini igienico-sanitari, e all’utilizzo di fonti non potabili.

Nemmeno l’oro nero (il petrolio) ha facilitato l’accesso all’oro blu (l’acqua). Infatti, nonostante gli ingenti proventi derivanti dall’estrazione del greggio, continuano a scarseggiare le risorse economiche non solo per costruire pozzi e acquedotti, ma anche per migliorare la rete stradale. Le strade asfaltate sono poche, mentre le piste di terra, soprattutto al sud, diventano impraticabili nella stagione delle piogge: ciò, tra le altre cose, rende difficile il trasporto non solo delle poche risorse idriche esistenti, ma anche delle attrezzature per la costruzione e la manutenzione delle infrastrutture idrauliche.