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Foto di AdamCohn da flickr.com

Il contesto

In Kenya, nell’ultimo quinquennio, si sono registrati aumenti senza precedenti del costo della vita e dei livelli di povertà. Oggi, anche a causa dei cambiamenti climatici e delle conseguenti difficoltà del settore agricolo, a parità di spesa è possibile acquistare un quarto del cibo acquistabile fino a tre-quattro anni fa. E, secondo l’Undp, il 52% della popolazione vive sotto la linea nazionale di povertà. I soggetti più a rischio, in questo contesto, sono i bambini. Il censimento del 2003 ha rilevato la presenza nel paese di 1,7 milioni di orfani nella fascia d’età 0-14 anni, di cui il 47% ha perso i genitori a causa dell’Aids. Secondo le più recenti stime, nel 2010 questo numero è salito a 2,4 milioni. Ma i bambini in condizioni di disagio e di vulnerabilità sono molti di più: secondo alcune fonti sono 8,6 milioni, un quinto della popolazione totale, quelli che vivono in condizioni di povertà assoluta.

Un ulteriore aggravio di questa situazione è rappresentato dalla progressiva disgregazione della tradizionale famiglia allargata, che sapeva accogliere i bambini rimasti per qualsiasi motivo soli. Infatti la somma dei due fattori, da un lato il massiccio aumento di bambini vulnerabili, dall’altro l’impoverimento della popolazione, minano fortemente la capacità delle famiglie di mantenere i propri figli o di accogliere altri minori. Molti adulti, anche a causa del notevole incremento dell’abuso di alcol e droghe, finiscono per essere indifferenti alle sorti dei loro figli, o addirittura per abusarne in vario modo.

La strada diventa così l’unica via di fuga possibile: secondo l’Unicef, in Kenya ci sono 300 mila bambini di strada, concentrati per la maggior parte nelle periferie di Nairobi e costretti a vivere in condizioni di disagio assoluto. Privati di ogni diritto e di qualsiasi forma di tutela, sono soggetti a molteplici forme di discriminazione e sfruttamento, tra cui il traffico di minori e il turismo sessuale. Non avendo la possibilità di andare a scuola e di avere un lavoro regolare, finiscono per riunirsi in bande e mantenersi con atti di microcriminalità. 

Il governo del Kenya, avendo firmato tutti i principali documenti internazionali per la tutela dell’infanzia, si è dotato negli ultimi anni di numerosi strumenti operativi e legislativi per il raggiungimento di specifici obiettivi in questo ambito. Ma resta ancora molto da fare. L’inerzia della politica e della burocrazia, la debolezza delle istituzioni, valori e pratiche profondamente radicati rendono difficile una reale e pratica ricaduta di queste politiche a favore dei bambini.