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Tanti auguri "scomodi" dal Ciad

In occasione del Natale, abbiamo ricevuto una lettera da don Giulio Zanotto dalla missione di Fianga, in Ciad. Un messaggio di auguri “scomodo”, che ci invita a sfatare alcuni miti e a guardare in modo nuovo alla realtà dell’Africa.

Carissimi amici,

tengo fede al mio impegno, quello di scrivervi un’altra lettera per Natale. Recentemente ho letto su una rivista ciadiana un interessante articolo sull’analfabetismo nel paese. Vi riporto solo un dato il 67% della popolazione ciadiana sopra i 15 anni (78% delle donne e 56% degli uomini) è analfabeta, non sa cioè né leggere né scrivere. I motivi di questo drammatico abisso sono tanti. Innanzitutto la povertà: in Ciad le famiglie vivono mediamente con 220 euro all’anno. I genitori non hanno i mezzi per iscrivere i loro figli a scuola, per comperare loro quaderni e penne. In ambiente rurale i figli sono utilizzati come mano d’opera nei campi. Al sud, all’inizio delle prime piogge, i ragazzi abbandonano i banchi di scuola. Al nord, i ragazzi devono sorvegliare i capi di bestiame. Eppure la scolarizzazione resta una tappa fondamentale: non solo si impara a scrivere, leggere, contare, ma si acquisiscono gli strumenti per l’autosviluppo. Inoltre più una persona é istruita, più é tollerante, aperta ad altre realtà, culture, religioni e questo é importantissimo in un paese eterogeneo come il Ciad. Al contrario, più analfabeti ha un paese, più la crescita demografica  é elevata, più il tasso di povertà é alto. L’analfabetismo é un freno allo sviluppo economico e alla coesione sociale. Oggi l’analfabetismo é uno degli ostacoli maggiori alla crescita economica, sociale e culturale del Ciad.

L’impegno per l’educazione in generale e quella scolastica in particolare é sempre stato nel cuore della missione assieme all’assistenza sanitaria. Nella zona di Fianga gestiamo tre scuole elementari, un centro di formazione agricola, corsi di alfabetizzazione per adulti, formazione per le ragazze non o poco scolarizzate, biblioteche... A volte i risultati però non corrispondono agli sforzi. L’educazione, come in generale lo sviluppo, é una realtà complessa e forse ci sono dei miti (o meglio delle ingenuità) da sfatare. Innanzitutto che la maggioranza della gente voglia e s’impegni per lo sviluppo. Nell’immediato, tutti sono entusiasti e vogliono sentir parlare di sviluppo. Dopo però, soprattutto quando é richiesto uno sforzo, pochi si mettono effettivamente in cammino. Un esempio banale: da anni “predichiamo” di scavare latrine per una questione di igiene. Quanto l’hanno fatta? Ancora troppo pochi! Alcuni pensano che per lo sviluppo bastino idee e soldi. Quanti soldi sono stati sprecati e probabilmente verranno ancora sprecati in progetti, anche sofisticati, che sappiamo già che non avranno nessun risultato? Idee sullo sviluppo ce ne sono state tantissime, soldi pure: perché la situazione é ancora questa? In una recente riunione un mio confratello confessava che prima di venire in Africa pensava che fosse facile aiutare gli altri. Adesso tutto gli sembra più complicato.

Situazione disperata? Direi proprio di no! Quella africana é in generale una realtà in crescita: i tempi sono molto lenti e lunghi ma le cose si muovono. Certo c’è un intreccio diabolico tra povertà e sottosviluppo, una spirale che sembra a volte trascinare più verso il basso che l’alto. Quello che fa invertire la tendenza é il potenziale umano, una carica, una tenacia che la gente di qui ha nel sangue, rendendola capace di sopportare ogni situazione e di proiettarsi nel futuro.

Questa lettera é scritta in occasione del Natale ormai vicino. Il mistero dell’Incarnazione per me quest’anno ha una sfumatura particolare. Cosa significa che Dio si é fatto uomo? Penso a migliaia, miliardi, di uomini e donne qui in Africa e altrove che sono inghiottiti dall’anonimato e in ogni istante dalla morte, dal nulla. Miliardi di uomini e donne che non lasciano nessuna traccia. Qui la gente nasce e muore come il sole che spunta al mattino e tramonta alla sera... Che senso può avere tutto questo? Gesù si é incarnato per condividere questo anonimato e questo annientamento e per dare un senso, quel Senso che solo Dio può dare alla vita di ogni uomo, anche quella che dura solo  poche ore, pochi giorni, pochi anni... e qui é il caso di molti. Di Gesù storicamente non si ha nessuna traccia “indipendente”. Anche la sua morte sulla croce é passata come una routine in quel tempo: non c’è stato nessun evento! Eppure quell’anonimato, quell’annientamento ci dice che nessuno é anonimo, nessuno é annientato dalla morte agli occhi di Dio. É difficile credere, forse é ancora più difficile sperare: anche per questo la festa del Natale é una Luce nella notte!

Buon Natale e un abbraccio fraterno
don Giulio Zanotto

Notizia del 24/12/2008


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