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Milagritos, un piccolo miracolo a Trujillo

Milagritos Camila è la nuova testimone del Progetto Pininos per “Tutti dentro”, una delle formule di adesione ai nostri progetti Sad. La famiglia, la scuola, i passatempi, i sogni: nelle sue parole uno spaccato della vita quotidiana nelle periferie di Trujillo.

“Tutti dentro” è una delle formule per aderire ai progetti di sostegno a distanza del Cesvitem. Per ogni progetto selezioniamo un testimone, che rappresenta simbolicamente tutti i bambini coinvolti nell’iniziativa ma non ancora formalmente sostenuti a distanza. Da gennaio il Progetto Pininos, in Perù, ha una nuova testimone, Milagritos Camila. Ecco come si presenta agli amici italiani: un piccolo spaccato di vita quotidiana per comprendere ancora meglio una delle realtà del Sud del mondo in cui operiamo.

Mi chiamo Milagritos Camila. Sono nata e abito a Trujillo, una città nel nord del Perù. Ho sette anni e vivo nel distretto di Moche. Mio papà si chiama Luis Enrique, mia mamma Jaquelin Soledad. Ho anche tre fratelli, tutti più grandi di me: Cristhian, che ha 17 anni, Steffany, che ne ha 13, e Jonathan, che ha due anni più di me. Devo dire che essere la sorella più giovane mi piace proprio: sono la piccola di casa e tutti mi vogliono bene e mi coccolano.

Papà e Cristhian lavorano e sono fuori casa tutto il giorno: papà fa l’autista in una ditta di trasporti, mentre mio fratello lavora come operaio in una ditta che lavora la carne di pollo. Nonostante ciò siamo una famiglia molto povera. Gli stipendi di papà e di Christian, messi assieme, arrivano a 1.350 soles, poco più di 350 euro al mese. Non abbiamo nemmeno una casa nostra. Siamo ospiti della mia nonna paterna, ma anche lei è molto povera. Infatti la casa è costruita in mattoni crudi di argilla e paglia, il tetto è una lamiera e il pavimento è in terra battuta. Abbiamo l’elettricità e le fognature, ma l’acqua dobbiamo andarla a prendere fuori casa, in una fontana comunitaria.

Per fortuna io, Steffany e Jonathan siamo stati tutti e tre accolti nel Progetto Pininos. È un aiuto molto importante per i miei genitori, soprattutto perché ci permette di andare a scuola. Io ho iniziato le elementari lo scorso anno e nel 2015 frequenterò la seconda classe. Andare a scuola mi piace proprio. In classe siamo in 23 e con i miei compagni ci divertiamo molto. La mia materia preferita è comunicazione, mentre non ce n’è nessuna che non mi piaccia davvero. L’unico problema è che la scuola è a più di un chilometro e mezzo da casa mia. Ogni mattino la mamma mi accompagna a piedi e siccome le lezioni iniziano alle 7 e mezza devo svegliarmi molto presto, al massimo alle 6 e mezza. Alle 12 e mezza, quando esco, ritrovo mamma e assieme torniamo a casa, sempre ovviamente a piedi.

Io alla mia mamma voglio molto bene e cerco sempre di darle una mano con le faccende di casa. Ma lei mi ripete sempre che la cosa più importante è la scuola, così non vuole che la aiuti e mi spedisce a fare i compiti. Poi posso dedicarmi al mio gioco preferito, ovvero le mie bambole: la mia preferita è il pupazzo di Topolino che vedete con me nella foto!  

L’unica cosa che mi rende davvero triste è la salute di mia sorella Steffany. Soffre di una forma di encefalopatia e fa fatica a fare molte cose. Per questo passo molto tempo con lei e la difendo quando qualche cattivo ragazzo la prende in giro chiamandola “matta”. Io invece le voglio molto bene e proprio per questo sogno di poter studiare e di arrivare fino all’università per diventare medico. Così potrò aiutare lei e tutti i bambini malati.

Notizia del 25/02/2015


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