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Boko Haram, il terrorismo contro le scuole

Una scuola dopo un attacco di Boko Haram

Boko Haram, il terrorismo contro le scuole

I fondamentalisti islamici che stanno mettendo a ferro e fuoco il nord della Nigeria continuano ad attaccare istituti e a rapire studenti, tentando di spegnere sul nascere ogni sogno di crescita ed emancipazione. Le testimonianze dal vicino Ciad di don Stefano Bressan e don Giulio Zanotto.

Attentati a catena, allerta massima, cittadini nel terrore. Non è l’Europa dopo i sanguinosi fatti di Parigi. È un pezzo d’Africa, a cavallo tra Nigeria e Camerun, teatro da mesi dei sanguinosi attacchi dei fondamentalisti islamici di Boko Haram. Situazioni diverse e lontane geograficamente, ma accumunate da una stessa radice, ovvero il rifiuto degli stili di vita e dei valori di riferimento dell’Occidente.  

“Boko Haram - racconta dal non lontano Ciad don Giulio Zanotto, missionario della diocesi di Treviso - è letteralmente contro l’insegnamento occidentale: “Boko” viene dall’inglese book, libro, mentre “Haram” significa impuro, il contrario di halal. Non a caso una delle azioni più  celebri del gruppo è stato il rapimento di più di duecento ragazze da una scuola nigeriana la scorsa primavera”. Proprio in questi giorni, secondo quanto riferito da alcuni media africani, 192 di queste ragazze sarebbero state rilasciate, ma altre notizie, con meno eco mediatico in Occidente, fanno comprendere come proprio le scuole continuino ad essere uno dei bersagli preferiti dei terroristi. “Un paio di mesi fa – racconta sempre dal Ciad don Stefano Bressan - un terrorista vestito da studente si è fatto esplodere all’interno di un liceo nigeriano al momento dell’alzabandiera, quando nel cortile della scuola tutti erano radunati prima dell’inizio delle lezioni: sono morti cinquanta studenti, altri ottanta sono rimasti feriti. Una scena infernale, un incubo che segna la vita di migliaia di persone”.

Sul campo l’avanzata di Boko Haram sembra inarrestabile. “La scorsa primavera, sull’onda dell’indignazione seguita al maxi sequestro delle studentesse, Stati Uniti, Inghilterra e Francia avevano offerto il loro aiuto logistico per rendere più efficace l’azione dell’esercito nigeriano. Facendo base a N’dijamena, la capitale del Ciad sono arrivati i famosi esperti militari dei tre paesi, con i loro mezzi supertecnologici: droni, rilevazioni satellitari, intelligence sul terreno. Boko Haram, si diceva anche qui in Ciad, ha i giorni contati. E invece no. Ciò che impressiona di più è la forza incredibile di questo gruppo che continua a conquistare città importanti, con migliaia di abitanti: come farà ad amministrarle? Quale potente alleato c’è dietro? Da dove gli arrivano tutti questi soldi e queste armi?”. Da poco è caduta nelle mani dei terroristi la città di Chibok, ora sembra il turno di Maiduguri, la capitale dello stato del Borno. “Se cade anche Maiduguri, questa mostruosa realtà di Boko Haram diventa sempre più inquietante, minacciando direttamente il Camerun e lo stesso Ciad. D’altra parte è evidente che la Nigeria, paese con uno degli eserciti più potenti dell’intera Africa, non sta reagendo con la dovuta energia e convinzione: sembra davvero che si stia abbandonando al suo destino il nord est del paese”.

La vera forza di Boko Haram sembra però essere un’altra: il sottosviluppo. “La Nigeria - sottolinea don Giulio - è il paese più ricco dell’Africa: 160 milioni di abitanti, primo produttore di petrolio del continente, una discreta industrializzazione. La ricchezza però si concentra nel sud e al centro del paese, il nord resta profondamente arretrato e quindi terreno fertile per ogni tipo di fanatismo”. Gli stessi attacchi alle scuole, al di là dell’aspetto simbolico, sembrano essere un tentativo di spegnere sul nascere qualsiasi velleità di emancipazione e crescita. D’altronde, come diceva Nelson Mandela, “l'istruzione è l'arma più potente per cambiare il mondo”. E anche per combattere il terrorismo.

Notizia del 27/01/2015


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