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Ciad, il clado… porta l'acqua!

Gli operai del Progetto Pozzi al lavoro

In Ciad il caldo… porta l'acqua!

Con l'inizio della stagione secca le piste tornano praticabili e l'equipe di operai del Progetto Pozzi si è potuta rimettere in moto: in pochi mesi verranno realizzati altri undici interventi. L'appello da Fianga di don Stefano Bressan: con poco possiamo fare tantissimo.

Caldo doveva essere. E caldo è. La stagione secca, in Ciad, è partita subito in quarta. A Fianga, nel sud del paese, le temperature sfiorano già i 35 gradi. Va ancora bene con le minime, che non superano per ora i 20 gradi; ma basteranno poche settimane perché la colonnina di mercurio si impenni anche nelle ore notturne. Ma mai come quest’anno il caldo era atteso. Perché col caldo, paradossalmente, arriva l’acqua. Non la pioggia ovviamente, che si farà desiderare fino a maggio inoltrato. Bensì l’acqua portata dal Progetto Pozzi Ciad, promosso, anche con il sostegno del Cesvitem, dai missionari della diocesi di Treviso presenti in quest’angolo d’Africa.

“L’aspetto positivo della fine delle piogge - spiega don Stefano Bressan, il coordinatore dell’iniziativa - è che è possibile ripartire con i cantieri dei pozzi. Le piste si asciugano e diventano nuovamente praticabili, permettendoci di raggiungere i villaggi con il camion che trasporta gli operai e le attrezzature. Dopo il grande successo dell’anno scorso, quando grazie alla trivellazione manuale siamo riusciti a scavare ben 19 pozzi, tantissima gente aspettava con ansia che la nostra equipe potesse rimettersi in moto”. Tre nuovi pozzi sono stati già scavati, mentre nei prossimi mesi sono stati programmati altri otto cantieri. “Complessivamente, con i fondi attualmente in cassa, possiamo arrivare a undici interventi, tra cui i tre già realizzati. Ma abbiamo un grande numero di altre richieste: sappiamo che molte comunità stanno cominciando a raccogliere i fondi per versare la quota spettante al villaggio e presentare ufficialmente la domanda per un pozzo. Tra l’altro, come avevamo anticipato la scorsa estate, da quest’anno stiamo cominciando ad operare anche in zone fuori dai confini della missione. È una cosa molto bella, ma inevitabilmente darà ancora più visibilità al progetto e porterà ad un ulteriore aumento delle domande”.

Per questo don Stefano lancia un nuovo appello a favore del Progetto Pozzi. Un appello reso ancora più pressante a causa dell’aumento dei prezzi di gran parte dei materiali. “L’escalation del movimento Boko Haram in Nigeria sta avendo delle pesanti ripercussioni anche sul nostro lavoro. Ormai il nordest di quel paese è in mano ai terroristi e il Ciad ha deciso la chiusura delle frontiere. Il problema è che proprio dalla Nigeria arrivano gran parte dei materiali che utilizziamo per lo scavo dei pozzi, dalle pompe ai tubi. E anche il prezzo della benzina è aumentato notevolmente”. In media il costo di un singolo pozzo è aumentato di circa 45-60 euro. “Abbiamo deciso di mettere tutti gli aumenti a carico del progetto, lasciando inalterata a circa 300 euro la cifra richiesta ai villaggi: alcune comunità hanno cominciato a raccogliere il denaro per il pozzo mesi fa e non volevamo deludere le loro aspettative una volta arrivati ad un passo dal traguardo”.

Nonostante questi aumenti, la trivellazione manuale continua a garantire costi estremamente contenuti: non più di 1.200 euro a pozzo, di cui appunto 300 a carico del villaggio. “Continueremo anche nel 2015 la raccolta fondi a favore del Progetto Pozzi Ciad - sottolinea il presidente del Cesvitem Simone Naletto -: nonostante gli aumenti, il costo di un pozzo resta estremamente basso rispetto al valore, simbolico e non solo, di un’opera del genere. Raramente, in quasi trent’anni di lavoro nel Sud del mondo, abbiamo avuto l’occasione di fare così tanto con così poco”. 

Notizia del 19/12/2014


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