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Alima, una favola in attesa del lieto fine

Alima nel laboratorio della facoltà di Medicina

Alima, una favola in attesa del lieto fine

Dal Mozambico arriva un appello per aiutare Alima, studentessa in Medicina, a completare i suoi studi. Una bellissima testimonianza di una giovane musulmana che vuole contribuire al riscatto del suo popolo.

Si dice che il destino di ognuno di noi sia scritto nel suo nome. Se davvero è così, il destino di Alima, ragazza mozambicana che studia Medicina grazie al Progetto Ntwanano, non può che essere roseo. Di cognome, infatti, fa Fabula, “favola” in portoghese. Una favola che però attende ancora il lieto fine. Da quest’anno, infatti, la famiglia italiana che sosteneva a distanza Alima ha dovuto rinunciare al proprio impegno solidale. Alla laurea mancano appena due anni accademici: quello in corso, in cui Alima sosterrà gli ultimi esami, più il tirocinio finale. Grazie al contributo del Coro Nozze di Cana di Mirano abbiamo coperto le spese per il primo semestre, ora lanciamo a tutti i nostri amici e sostenitori un appello per trovare i  fondi necessari ad accompagnare Alima fino in fondo.

“Frequentare l’università - racconta Alima da Maputo - è la realizzazione di un sogno, non soltanto dal punto di vista della mia realizzazione personale. Studiando a questi livelli, infatti, posso acquisire gli strumenti e le capacità per sentirmi utile alla società, al mio paese, e dare il mio contributo nella lotta contro la povertà e tutti gli altri problemi che affliggono il mio popolo”. Fin dall’inizio l’obiettivo di Alima è stato chiarissimo: specializzarsi in ginecologia e ostetricia. “Sono musulmana e tante donne del mio credo religioso soffrono per la mancanza di donne medico: per molte l’idea di spogliarsi davanti ad un uomo estraneo, seppur dottore, è un vero tabù, al punto che molte finiscono per trascurare la propria salute”.

La storia di Alima mostra un volto dell’islamismo lontano anni luce dall’oscurantismo dei fondamentalisti che negano alle donne i più elementari diritti, a partire da quello all’istruzione. “Sono orgogliosa di rappresentare al meglio la comunità musulmana in Mozambico. Anche con il mio hijab in testa posso essere una donna che progredisce e che contribuisce al bene della sua comunità. Tra l’altro la facoltà di Medicina è una di quelle in cui ci sono più studentesse: rispetto ad altri corsi, dove gli studenti maschi sono in netta maggioranza, qui siamo vicini alla parità di genere. È un’ottima cosa, perchè la formazione di donne medico è senza dubbio una priorità: le donne hanno delle grandi capacità, soprattutto a livello relazionale, che possono dare un ottimo contributo al miglioramento del sistema sanitario mozambicano. Ma questo è un discorso che vale in generale per tutti i settori della società: mi piace pensare che noi donne siamo un “condimento” essenziale per dare armonia ed equilibrio al Mozambico”.

“Non ho paura di fare fatica - conclude Alima -. Da sempre, fin da quando frequentavo la scuola primaria, lo studio è stato per me una priorità assoluta. Non mi sono mai tirata indietro davanti ai sacrifici, perchè sono convinta che l’istruzione e la conoscenza siano l’unica via per avere successo nella vita. Quando frequentavo la scuola per preparare l’esame di ammissione all’università, per pagarmi gli studi lavoravo come cassiera in un piccolo ristorante. È stato un anno durissimo, senza pause: lavoravo fino a tardi, poi al mattino presto dovevo correre a lezione e poi studiare tutto il pomeriggio. Fare la stessa cosa ora che frequento l’università è impossibile, perchè le ore di lezione sono davvero tante. Per questo ringrazio il Progetto Ntwanano, il Cesvitem e i miei benefattori italiani che mi hanno sostenuto finora. E per questo chiedo un aiuto per finire gli studi: vi prometto che farò di tutto per farvi essere orgogliosi di me”.

Chi volesse aiutare Alima può versare un contributo sui conti correnti intestati al Cesvitem (gli estremi nel link nel box Approfondimenti), indicando nella causale “La favola di Alima”.

Notizia del 17/04/2014


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