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Referendum per l'acqua, democrazia sotto scacco

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Referendum per l'acqua, democrazia sotto scacco

Sono state approvate le nuove tariffe per il servizio idrico, che con un semplice gioco di parole e contro la volontà popolare, reintroducono una percentuale di profitto per i gestori. Per i Forum dei Movimenti per l'Acqua è una "gravissima sospensione democratica".

Nuovo attacco ai risultati dei referendum per l’acqua pubblica del 2011. Con un semplice gioco di parole la cosiddetta “remunerazione del capitale investito”, abrogata dal voto popolare, torna in bolletta con il nuovo nome di “costo della risorsa finanziaria”. O meglio, resta in bolletta, in quanto, nonostante sia trascorso un anno e mezzo dai referendum, il 7% di profitto garantito ai gestori non è mai stato stornato.

Il provvedimento è scritto nero su bianco nel nuovo “Metodo tariffario transitorio 2012-2013 per il servizio idrico integrato” approvato il 28 dicembre dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas (Aeeg). Un documento tecnico che nega nella sostanza la volontà di 27 milioni di italiani che, tramite il secondo quesito referendario, si erano espressi contro la possibilità di fare profitti attraverso l’acqua.

Non è la prima volta che i referendum per l’acqua pubblica finiscono al centro di una delle peggiori tradizioni della politica italiana, quella dei colpi di mano che cercano di approfittare della generale disattenzione dell’opinione pubblica nei periodi festivi. “Dal decreto di Ferragosto alla tariffa di Capodanno - commenta il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua -. Già il Governo Berlusconi solo due mesi dopo i referendum, in piena estate, aveva varato un decreto che, reintroducendo sostanzialmente la stessa norma abrogata, avrebbe portato alla privatizzazione dei servizi pubblici locali. Tale decreto è stato poi dichiarato incostituzionale”. Ma questa volta, se possibile, il colpo di mano è ancora più subdolo, travestito com’è da atto amministrativo. “L’Aeeg vara una tariffa che nega, nello specifico, il secondo referendum sulla remunerazione del capitale e lascia che si possano fare profitti sull'acqua, cambiando la denominazione ma non la sostanza: profitti garantiti in bolletta”.

L’operazione è stata prudentemente articolata in due mosse. Prima con il decreto Salva Italia si è data competenza per i servizi idrici ad un’Autorità che, almeno nominalmente, si occupa di energia elettrica e gas. D’altronde però non è un mistero che le quasi tutte le società private che vogliono mettere le mani sull’acqua operino anche nel campo dell’energia. Una volta vistosi esteso il proprio raggio d’azione, l’Aeeg ha deliberato le nuove tariffe, confidando che la rilassatezza delle feste facesse passare sottotraccia il documento.

Ma ciò che più colpisce è che tutto questo avvenga attraverso uno strumento tecnico come l’Aeeg, che passa sopra la volontà politica degli italiani e dunque, in sostanza, sopra la democrazia. “Dietro le manovre tecniche si afferma una sospensione democratica gravissima a danno di tutti noi. Per questo vogliamo che il nuovo metodo tariffario venga ritirato e chiediamo le dimissioni dei membri dell'Autorità. E, chiaramente, non ci fermeremo ad elemosinare concessioni ma ci batteremo finché questo non avverrà e venga ristabilita la volontà popolare. Perché si scrive acqua, si legge democrazia, e vogliamo ripubblicizzare entrambe”.

Notizia del 03/01/2013


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