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Il Perù e l'eterna maledizione dell'oro

Alta tensione per le proteste legate alla miniera d'oro di Conga, nella regione di Cajamarca: un progetto da 4,8 miliardi di dollari che mette in pericolo un intera ecosistema di lagune. Per l'ennesima volta nella sua storia il paese si dimostra incapace di coniugare lo sfruttamento delle risorse con il benessere della popolazione.

Il 28 luglio il Perù festeggia la Fiesta Patria, il giorno dell’indipendenza dall’impero spagnolo proclamata nel 1821 da José de San Martín. Una festa che quest’anno rischia di essere in tono minore, a causa delle forti tensioni sociali causate controverso progetto del giacimento minerario di Conga, nella regione settentrionale di Cajamarca. Le proteste, sfociate da fine maggio in uno sciopero generale, hanno avuto il loro culmine a inizio luglio, con la morte di 5 manifestanti negli scontri con le forze dell’ordine e la proclamazione dello stato d’emergenza. A dimostrazione che non si tratta di un semplice problema locale, la questione ha avuto pesanti ripercussioni politiche a livello nazionale: il presidente Ollanta Humala, travolto dalle polemiche per la cattiva gestione della protesta (a nemmeno un anno dal suo insediamento il suo indice di popolarità è sceso al 40%), ha varato pochi giorni fa un profondo rimpasto del governo, nominando nuovo premier il ministro della Giustizia Juan Jimenez, non a caso celebre avvocato esperto di diritti umani.

La storia, insomma, si ripete, come sottolineano anche Lincoln Onofre e Gianella Sànchez, docenti della Pontificia Università Cattolica del Perù, in un articolo pubblicato su Solidarietà Internazionale, la rivista del Cipsi (nel box Approfondimenti il link alla versione integrale). “Già al tempo della colonizzazione spagnola la miniera fu un centro di sfruttamento di persone e risorse; durante la seconda metà del ventesimo secolo, diverse imprese si stabilirono nel paese per estrarre materie prime ed esportarle. Negli anni ’80 questa attività diminuì a causa di conflitti interni e della crisi economica internazionale. Negli anni ‘90, l’ex presidente Alberto Fujimori promosse l’investimento privato, specialmente nel settore minerario, senza tenere in considerazione le misure normative e di controllo al fine di evitare la contaminazione ambientale e la conflittualità sociale”.

Quella di Conga è una vicenda emblematica. Il piano di sviluppo della miniera d'oro, messo a punto dalla società americana Newmont, rappresenta infatti il più grande investimento del settore nel paese, pari a ben 4,8 miliardi di dollari. Un progetto di vasta portata che ha spaccato i residenti tra chi vi intravede una possibilità di arricchimento per una delle aree più povere del paese e chi invece teme per le conseguenze ambientali. In particolare l’attuazione del progetto metterebbe a repentaglio un intero ecosistema di lagune alto-andine, per un totale di 34 ettari di specchi d’acqua distrutti, sostituiti da depositi d’acqua per la lavorazione delle scorie minerarie. Un impoverimento idrico che rischia di mettere in ginocchio agricoltura e allevamento, le due principali fonti di sostentamento della popolazione locale.

“Esistono rapporti - spiegano Onofre e Sànchez -, realizzati da organismi non governativi e gruppi della società civile, che hanno denunciato fatti di contaminazione ambientale dei fiumi, dei bacini e territori appartenenti alle comunità native e rurali dove si sono insediate le imprese minerarie. Sebbene si testimoni una crescita economica del Perù, questa non può contrapporsi al benessere della società peruviana. Lo Stato deve garantire il benessere dei suoi cittadini, che è il fine supremo di tutta la società, così come menzionato nella Costituzione”.

Secondo la mappa dei conflitti sociali realizzata dalla Defensoría del Pueblo, organismo statale autonomo che si occupa di questa tematica a livello nazionale, più del 50% dei conflitti in Perù sono legati ai problemi socio-ambientali. Quello di Conga è insomma solo l’ultimo esempio di un paese che, in 191 anni di indipendenza, non è ancora riuscito a trovare il modo di sfruttare le sue immense ricchezze naturali a beneficio di tutta la sua gente.  

Notizia del 26/07/2012


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