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Giornata mondiale dell'Acqua, una festa a metà

Negli ultimi vent'anni il numero di persone senza accesso a fonti sicure si è ridotto di due miliardi. Ma ogni 17 secondi un bambino muore per la mancanza di acqua potabile. E il mondo è destinato ad avere sempre più sete. A causa anche della nostra fame.

Una festa a metà. Così è stata vissuta l’ultima Giornata mondiale dell’Acqua, celebrata come ogni anno dal 1992 il 22 marzo scorso. A pochi giorni dalla ricorrenza, l’Organizzazione mondiale della Sanità aveva annunciato il raggiungimento, con cinque anni d’anticipo, dell’Obiettivo del Millennio riguardante le risorse idriche: dal 1990 è stato infatti dimezzato il numero di persone senza accesso all’acqua potabile. Negli ultimi vent’anni due miliardi di persone hanno avuto finalmente accesso a fonti sicure, portando il totale a 6,1 miliardi, l’89% della popolazione mondiale. Ma i numeri della sete restano impressionanti: un essere umano su dieci, pari a 783 milioni di persone, non ha a disposizione una quantità sufficiente d’acqua. Ogni  17 secondi un bambino muore per le conseguenze di mancanza di acqua pulita. E, sempre considerando gli Obiettivi del Millennio, difficilmente sarà raggiunta una diffusione del 75% dei servizi igienici-sanitari, visto che ancor oggi 2,5 miliardi di persone non vi hanno accesso.

“Nonostante i recenti annunci - commenta Guido Barbera, presidente di Solidarietà e Cooperazione Cipsi - non possiamo dormire sonni tranquilli. Tutti i bambini, tutti gli esseri umani hanno il diritto di poter vivere. Non possiamo fermarci finché sulla terra anche solo una persona non avrà accesso all’acqua pulita e sana. È tempo di passare dalle dichiarazioni ai fatti, perché i mercanti interessati all’oro blu non hanno abbandonato il loro obiettivo e il diritto all’acqua è ancora solo una dichiarazione. Un’utopia per troppe persone, come ha dimostrato ancora una volta il Forum mondiale dell’acqua, svoltosi nelle scorse settimane a Marsiglia e conclusosi con l’ennesimo flop, sia per la scarsissima partecipazione sia per le tante e inutili dichiarazioni d’intenti”.

Per il futuro, d’altronde, ci attendono sfide sempre più gravose. La Giornata dell’Acqua 2012 è stata non casualmente dedicata al tema “Acqua e sicurezza alimentare”. Ogni essere umano ha bisogno di bere quotidianamente da 2 a 4 litri d’acqua; ma per produrre il cibo necessario alla sua alimentazione giornaliera servono da 2 mila a 5 mila litri. Il mondo, in pratica, ha sete a causa della nostra fame. Entro il 2050 la terra dovrà sfamare 9 miliardi di persone. Tenendo conto anche dei cambiamenti previsti nelle diete a causa della rapida urbanizzazione e dall’aumento dei redditi, occorrerà il 70% di cibo in più rispetto ad oggi. Si consumerà sempre più carne (da 37 a 52 chili annui pro capite), con la conseguente necessità di destinare gran parte della produzione agricola (e del consumo di acqua per l’irrigazione dei campi) all’alimentazione animale. Per poter sfamare tutti, dunque, dovremmo in primo luogo garantire l’acqua, in quantità sufficiente e qualità adeguata. Ma dovremo anche produrre più cibo usando meno risorse idriche, riducendo gli sprechi e le perdite e scegliendo diete più sostenibili.

Insomma, una sfida a tutto campo. Anche per questo, dal Forum alternativo tenutosi a Marsiglia in concomitanza al Forum ufficiale promosso da governi e multinazionali, è partita un’importante campagna.   “Vogliamo portare alla Commissione europea - spiega Barbera - la proposta di porre l’acqua come bene comune non privatizzabile e diritto umano per tutti. Per far questo occorrono un milione di firme in almeno 7 stati membri dell’UE: firmiamo tutti e facciamo firmare, perché garantire il diritto all’acqua ed impedirne la mercificazione, significa garantire e tutelare il diritto alla vita, per noi, per i nostri figli e per le generazioni future”.

Notizia del 22/03/2012


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